Estate nera per la Cappella degli Scrovegni. Quasi l'impressione di una malattia. Un'improvvisa epidemia di disinteresse per l'arte avrebbe spinto i turisti sulla spiaggia di Jesolo a immergersi in un Adriatico con temperatura termale o a Cortina a mangiare speck all'ombra del Pomagagnon o al lago alla ricerca di brezze meno bollenti dello scirocco oppure a Abano a idratarsi con i massaggi d'acqua? Giotto è restato a bagnomaria in una città più rovente delle fiamme che tostano i dannati del Giudizio Universale. Questo salasso turistico nei mesi estivi emerge dal confronto delle presenze da gennaio ad agosto nel 2002 con quelle del 2003. Occorre dire che il 2003, nei primi 8 mesi, offre un bilancio molto più ricco che non l'anno precedente: 201 mila 300 presenze contro 167 mila 228, un saldo attivo di oltre 34 mila visitatori. Splendido, ma qualche considerazione va fatta. Va detto che la Cappella degli Scrovegni è stata aperta al pubblico dopo il restauro, il 19 marzo del 2002, con la visita del presidente della Repubblica, Ciampi e con una prodigiosa, ma giustificata, operazione di promozione culturale. Quindi i primi due mesi e metà del terzo del 2002 vedono presenze smilze (per esempio 5890 a gennaio 2002 contro i 15440 del gennaio 2003) dovute alla chiusura della Cappella, enucleata dal giro museale che restava l'unica destinazione possibile. A metà anno la frequenza tende a pareggiarsi, ma con l'arrivo dell'estate il turismo culturale è decimato: bolliti dal caldo. Nel giugno 2003 rispetto allo stesso mese dell'anno precedente si registrano 6330 visitatori in meno, quasi 5000 in meno a luglio, poco meno che 400 ad agosto. Che cosa è accaduto? «Non è che - domandiamo all'assessore alla Cultura, Giuliano Pisani - esaurita la spinta della promozione, la divulgazione seguita all'eccellente restauro, la visita del Capo dello Stato, i suggestivi giudizi di Sgarbi, la gente, alla fine, preferisca bere lo spriz o giocare al tennis piuttosto che riempirsi gli occhi con i capolavori della pittura del Trecento? «Ma non lo dica neanche per scherzo. Lo escludo assolutamente. - risponde l'assessore - Ma si rende conto del caldo che abbiamo avuto quest'estate. C'era da impazzire, sembrava di essere in Somalia, non nella valle Padana». E diamo ragione a Pisani, se non altro per un particolare. Non l'abbiamo provato sulla pelle, ma la famosa camera di purificazione in cui si sosta per un quarto d'ora prima di essere ammessi al cospetto di Giotto, per via di polvere e sudore che possono influire sul microclima, deve essere stata una sorta di pentola a pressione da cui uscivi lesso. «Per avere il polso dell'attrattiva che il grande maestro, secondo me, continua ad esercitare e, guardi, a livello mondiale, bisogna mettere a confronto il 2002 e il 2003 nei mesi che vanno da settembre a dicembre che sono strategici per il turismo culturale».Forse è vero, ma avete fatto un bagno anche nel raffronto degli ingressi serali. «Sì, ma anche qui il raffronto riguarda solo i mesi estivi e guardi che si boccheggiava anche la sera». Insomma meglio una doccia che la Fuga in Egitto, meglio una birra che il cielo di lapislazzulo del grande pittore. «Sopra i 35 gradi - dice Pisani - è possibile che si facciano anche scelte prosaiche». Ma prendiamo i visitatori di Ferragosto: 800 agli Scrovegni, 200 in Salone, con tutto che c'era la mostra sugli Anni Sessanta. «Il Salone va rilanciato - dice Pisani - lo faremo dopo il restauro degli affreschi che sta arrivando alle fine. E' un monumento straordinario ma senza l'informazione non si decolla».
Cappella degli Scrovegni, crisi di turisti
La Cappella degli Scrovegni a Padova ha registrato un calo significativo di visitatori durante l'estate del 2003 rispetto all'anno precedente. Secondo i dati, ci sono stati 201.300 visitatori nel 2003 contro 167.228 nel 2002. L'assessore alla Cultura di Padova, Giuliano Pisani, attribuisce il calo al caldo estivo e alla mancanza di promozione culturale. Pisani sostiene che la Cappella è un monumento straordinario che richiede una maggiore attenzione e promozione per attirare nuovi visitatori. Inoltre, Pisani suggerisce che il Salone di Padova debba essere rilanciato e che il restauro degli affreschi della Cappella sia una priorità.
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