La riorganizzazione del ministero dei Beni culturali non è ancora avvenuta, ma nelle Soprintendenze italiane è bastato dare un'occhiata alla bozza che dovrà disciplinare la riforma di via del Collegio romano per farsi venire i brividi, e protestare. A farlo pubblicamente per prima è la soprintendenza archeologia della Lombardia. Con una lettera inviata ai vertici di via del Collegio romano, al ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli, al sottosegretario Danielle Mazzonis e al presidente del Consiglio superiore Salvatore Settis. Il personale della soprintendenza esprime «forte preoccupazione e deciso dissenso sulla riforma Rutelli per la confusione», si legge nella lettera, «che il riordino del ministero potrebbe ingenerare, visto che nella bozza non si fa chiarezza sui ruoli e sulle competenze dei vari uffici, e quindi non solo non si risolvono i problemi ma li aggravano». In concreto a Milano come altrove si contesta il ruolo e il peso assegnato alle Direzioni Regionali, che comporterebbe un ulteriore indebolimento delle Soprintendenze di settore, «la cui esperienza ed autonomia, in una tradizione di eccellenza riconosciuta a livello internazionale, rischierebbe di scomparire, con danno grave per il patrimonio del Paese». Insomma le Soprintendenze, come confermano fonti interne al ministero, si sentono esautorate: temono, a ragione, il caos nei rapporti tra uffici, enti locali e cittadini. D'altra parte è quanto sta già accadendo, come denuncia la soprintendenza lombarda, con l'attribuzione del ruolo di stazione appaltante per i restauri e gli scavi archeologici alle Direzioni Regionali. «Lungi dall'accelerare l'esecuzione dei lavori questo passaggio burocratico l'ha ritardata ulteriormente, aggiungendo nuovi frustranti passaggi amministrativi tra esse e le Soprintendenze, private ormai del compito di gestire le fasi attuative dei loro interventi». La creazione delle Direzioni Regionali, sempre secondo i lombardi, avrebbe anche comportato «un pesante drenaggio di personale - già drammaticamente carente nelle Soprintendenze del nord verso di esse, in particolare per le qualifiche tecniche e amministrative di livello elevato». Insomma la riforma Rutelli si annuncia un disastro perle soprintendenze che chiedono anche nel resto d'Italia il ripristino e il rafforzamento della loro autonomia. Ma ci sono orecchie sensibili a Roma disposte ad accogliere queste lamentele? Forse quelle di Salvatore Settis potrebbero esserlo. Il presidente del Consiglio superiore di via del Collegio romano era stato tra i primi a rivendicare per le soprintendenze più autonomia e potere. Continuerà a farlo?