VENEZIA II Consiglio di Amministrazione della Biennale ha approvato ieri mattina il suo bilancio. L'ha fatto però con un'assemblea alquanto ridotta. Oltre al presidente Davide Croff solo Amerigo Restucci (Provincia) e Bruno Della Ragione (Ministero) in collegamento telefonico. Assenti per impegni sia il sindaco di Venezia Massimo Cacciari sia il consigliere in quota Regione Franco Miracco. Che, alla notizia dell'approvazione in loro absentica, hanno duramente criticato la scelta. «Sono amareggiato ha detto Cacciati il voto si poteva rinviare di 24 ore o anche dì più». E Miracco: «Si tratta di una grave scorrettezza istituzionale, non c'era nessun pericolo di commissariamento». Clima sempre più teso, dunque, in casa Biennale nel cui Cda si aggiungono problemi giorno dopo giorno come conferma lo stesso sindaco di Venezia: «L'episodio indica una qualche difficoltà di rapporti all'interno del Consiglio, che dovrà essere al più presto e definitivamente chiarita fin dalla prossima riunione». Le questioni aperte e le ferite in effetti sono parecchie. Da mesi la partita a scacchi tra il presidente Croff da una parte e l'asse Regione-Comune composta da Cacciari-Miracco dall'altra fa vedere mosse sempre più accese. Un paio di giorni fa a complicare ancor di più il quadro ci si è messo il direttore organizzativo Renato Quaglia che dopo l'ennesimo diverbio con Robert Storr ha sbattuto la porta. Mettendo ancor più in difficoltà Croff, ormai «assediato». Tanto che mercoledì si è lasciato andare: «Contro di me attacchi strumentali con finalità politiche». Ieri, anche alla luce delle ultime dichiarazioni, ci sì attendeva un Cda di fuoco. Così è stato. I fulmini però non sono arrivati da palazzo Querini Dubois ma dal fronte Bassano-Chieti, dove erano impegnati rispettivamente Miracco e Cacciari. Dal primo, come al solito, le parole più dure: «II fatto che abbiano approvato un bilancio senza i rappresentati di Comune e Regione la dice lunga sull'arroganza di qualcuno. Un atto a dir poco irrispettoso. Personalmente dice Miracco la settimana scorsa avevo chiesto un po' di tempo per leggere bene il bilancio. Avevo ragione. Mi sono infatti accorto di molte cose poco chiare che la Regione comunicherà per iscritto alla Biennale. Ma poi, come si fa a parlare di un tema delicato come il bilancio con collegamenti telefonici? Davvero assurdo». Davide Croff, il destinatario di quasi tutte queste frecciate non replica in prima persona Fa sapere però che dopo l'ultimo consiglio dì amministrazione nel quale era stato illustrato il bilancio era stata data la possibilità ai consiglieri di presentare qualsiasi dubbio o richiesta di delucidazione, cosa però che non è avvenuta. Quindi via libera al voto, lascia intendere il presidente. Ma così facendo gli equilibri già precari del consiglio e la sua, altrettanto precaria posizione (il mandato scade a inizio 2008) sì sono incrinati ancor di più. Le dimissioni di Renato Quaglia qualche giorno fa avevano fatto riaprire gli scenari possìbili del dopo-Croff. Ieri un'altra spallata. Dopo l'uscita di scena di Baratta e Parenzo per la poltrona della presidenza, i rumore danno ora in ascesa un tandem politico composto da Gianfranco Mossetto (sostenuto da Cacciari) e Franco Miracco (Galan) alla direzione generale. Quest'ultimo però sbotta: «Assolute idiozie. Per la cultura veneziana ho già lavorato negli anni Settanta. Ho già dato». La riconferma di Croff appare sempre più in bilico. Se è vero che il suo più grande sostenitore è Francesco Rutelli è altrettanto reale la volontà del ministro di non andare contro le decisioni degli enti locali. E le posizioni di Comune e Regione sono note.