Il ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli ha formalmente invitato Napoli e la sua cittadinanza ad aprire un dibattito sulla opportunità di intitolare la Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III a Benedetto Croce, rifiutandosi di assumere una decisione arbitraria e rimettendosi in altri termini al gradimento dei napoletani. Linvito di Rutelli suscita a mio giudizio due sensazioni di segno per così dire opposto. La prima, quella positiva, è la piacevole sorpresa che la cultura, sempre negletta quando non condizionata da lobby e sette varie, riscuote ancora interesse nel nostro paese, se il ministro per i Beni culturali mostra tanta attenzione per un serbatoio di alte memorie storiche quale è la Biblioteca nazionale. A questo sentimento positivo si contrappone però poi laltro che non deriva soltanto dal fatto - che sarebbe qualunquistico - di dire che con tutti i mali che affliggono la città di Napoli (ma anche il paese Italia) forse il problema della intitolazione di una biblioteca è sicuramente secondario. La considerazione più scottante su cui forse conviene riflettere è che, come accade ormai da tempo a livello istituzionale, lattenzione è quasi sempre rivolta ad aspetti per così dire formali che lasciano in disparte totalmente i contenuti veri. In altre parole il nome di una biblioteca può essere importante ma ai suoi fruitori, che non sono poi nemmeno tanti, interessa ritengo qualcosa di diverso, vale a dire quello che la suddetta biblioteca è in grado di offrire concretamente in termini di servizi: qual è il suo patrimonio librario, come funziona, quanto è realmente fruibile per i suoi utenti, quali sono le risorse telematiche di cui dispone. Ora Croce a Napoli è una leggenda e nessuno oserà mettere in discussione il suo prestigio anche se qualche ripensamento critico onesto e obiettivo andrebbe pur fatto, visto che la revisione storica è un bene per tutti e a oltre cinquantanni dalla morte anche a Don Benedetto andrebbero contestati alcuni "abbagli", primo fra tutti, ad esempio, il fraintendimento della figura e dellopera di Giacomo Leopardi i cui manoscritti, guarda caso, riposano proprio in quella biblioteca che al grande pensatore ora si vorrebbe intitolare. Il sospetto che nasce è che troppo spesso le istituzioni si attaccano a problemi esteriori per nascondere - forse anche in buona fede - quello che andrebbe viceversa sceverato a fondo e forse anche cambiato del tutto: il modo stesso di fare cultura, di promuoverla, di assecondare le opinioni e le idee di piccole e grandi lobby che poco hanno a spartire con la cultura vera. Lauspicio è una cultura autenticamente valorizzata e diffusa, soprattutto meglio fruita, praticata davvero nei luoghi deputati, vale a dire le biblioteche ma anche le scuole, i centri culturali, in uno scambio di sinergie condivise.