Faccio seguito allarticolo apparso sul vostro giornale del 26 aprile 2007 dal titolo: "Box, palazzine Co. Scacco al verde", a firma di Marco Preve. Premetto che non ho rilasciato io alcuna intervista al giornalista, né ho dato alcuna autorizzazione a pubblicare parti di una relazione che abbiamo inviato al ministero per i Beni e le Attività Culturali e che lo stesso periodicamente richiede al fine di aggiornare il monitoraggio sulla situazione paesistica. La pubblicazione di alcune parti di tale relazione rappresenta un atto di estrema gravità, in quanto essa è un documento interno allamministrazione e pertanto ha carattere riservato. Per questo motivo farò eseguire gli opportuni accertamenti alla ricerca di eventuali responsabilità da parte di chi ha divulgato o consentito la divulgazione di tali notizie. Lo scopo della relazione che il ministero ci ha chiesto è quello di evidenziare i problemi del territorio, nei quali la Soprintendenza è stata coinvolta, spesso con esito positivo, talvolta senza ottenere i successi sperati. La relazione è stata mio parere utilizzata solo in una direzione, evidenziando, cioè, gli aspetti più critici della tutela. Questo aspetto, forse voluto (non certamente dal sottoscritto) tende a conferire alla Soprintendenza limmagine di un "gendarme" nei confronti di Regione, province e comuni inadempienti. Sono enti che, a vario titolo, si occupano della gestione del territorio e, pertanto, risultano essere gli attori principali della tutela del paesaggio. Non è così che si contribuisce alla tutela. Sappiamo bene che il paesaggio non può essere congelato ed oggetto di conservazione tout court. La Convenzione Europea sul Paesaggio, sottoscritta a Firenze nel 2000 dagli stati aderenti allUnione Europea, ce lo indica: non solo tutela ma valorizzazione e pianificazione orientata ad una migliore fruizione del territorio da parte delluomo che vi abita. Spesso un atteggiamento eccessivamente rigido porta a delegittimare le azioni positive, che si stanno conducendo in sintonia con gli enti locali, con i quali si dialoga e si collabora. Levidenziazione degli aspetti critici vuole rappresentare un contributo alla risoluzione dei problemi. Nelle premesse della relazione, che larticolo non ha voluto evidenziare, sono contenuti gli aspetti maggiormente positivi che sono maturati in diversi anni di collaborazione tra ministero e Regione Liguria. I passaggi principali di tale premessa riguardano, ad esempio, la strumentazione paesistica vigente nella nostra regione, certamente una delle più avanzate dItalia anche se, ad oltre ventanni dalla sua elaborazione (il piano territoriale di coordinamento paesistico è stato, infatti, adottato nel 1986), mostra limiti che la Regione stessa sta cercando di superare, anche con la collaborazione della nostra amministrazione. Non possono passare inosservati alcuni momenti di questa collaborazione come ad esempio, il protocollo dintesa Regione Liguria - ministero per i Beni e le Attività Culturali del novembre 1999, o il documento congiunto Regione - Soprintendenza per la corretta interpretazione e lapplicazione delle norme del piano paesistico, sempre del 1999. Non possono passare neppure inosservati i contenuti del nuovo codice Urbani dei beni culturali e del paesaggio, che prevede ulteriori forme di collaborazione tra regioni e ministero per la redazione eo la revisione dei piani paesistici. Le criticità evidenziate si configurano pertanto come gli aspetti sui quali occorre orientare lattenzione di tutti. Ci attendiamo che da tali orientamenti nasca un prodotto comune di qualità, teso non a sopravvalutare il lavoro di pochi a detrimento di quello di molti, ma nellottica della tutela del pubblico interesse, che è patrimonio di tutti. Soprintendente per i beni architettonici e il paesaggio