Partendo dall'articolo di Lucio Forte del 26 aprile sulla storia recente dell'ammasso di ruderi che è, da un ventennio, il tratto di via Maqueda tra via Sant'Agostino e il Piano di Sant'Onofrio, si possono citare tanti altri casi di «malgoverno» della città, del centro storico in particolare: con il coinvolgimento, purtroppo, di tante e diverse istituzioni. Il 6 agosto 2002 Cammarata, nella rubrica "Risponde il sindaco", mi promise la «massima attenzione» sul Cortile Criscione, il noto vuoto tra piazza Indipendenza e via Colonna Rotta, proprietà del Comune dalla fine dell'Ottocento: attenzione manifestatasi episodicamente, con quale intervento superficiale di pulizia. Sono sì cominciati, da poco, i lavori «dell'emissario fognario», ma nel frattempo il marciapiede su piazza Indipendenza è sempre invaso da erbacce, il muro pericolante è transennato da un orrido gard rail, gli scheletri degli edifici abbandonati sono sempre lì e oggi o domani si allagasse ancora via Imera è pronta in un angolo anche una barca. E Palazzo Bonagia, definito «tesoro dell'architettura ritrovato e restituito alla città», non è forse, al contrario, il simbolo dell'incapacità, della proprietà e non solo, a salvaguardarlo dopo più di sessant'anni dalla seconda guerra mondiale, e che se sarà restaurato lo sarà grazie alla Soprintendenza regionale ai beni culturali e ai soldi dell'Unione europea? E la Biblioteca comunale che, concluso il decennale restauro edilizio, è rimasta senza nuovi scaffali e arredi? Gli storiografi palermitani ci ricordano che la prima pietra del Collegio Massimo dei Gesuiti nel Cassaro (l'edificio che ospita la Biblioteca centrale regionale) fu posta il 27 novembre 1586 e che «l'edificio fu pronto ad abitarsi» il 15 agosto 1588: 20 mesi per realizzare dal nulla l'edificio più grande dell'antica città murata, meno male che i solerti seguaci di Sant'Ignazio se lo costruirono da soli.