Caro direttore, il Corriere ha avviato sulle pagine milanesi un dibattito sul futuro «newyorkese» della nostra città partendo dalle dichiarazioni del sindaco Albertini. In questo contesto vorrei richiamare la sua attenzione su un tema che sempre riguarda Milano e il suo skyline, ma che ha un interesse e un valore ben più ampio di quello cittadino la futura immagine del nostro più famoso teatro italiano, la Scala. Questo tema, che ha una rilevanza internazionale e mondiale, è stato finora invece ristretto al solo ambito milanese o al massimo nazionale, anzi è stato confinato tra l'anticamera del sidaco Albertini, lo studio del Sovrintendente Fontana e l'ufficio del ministro dei Beni culturali, Urbani. Si deve sapere che, con una procedura innovativa e un po' troppo disinvolta in termini di tutela del patrimonio artistico, il ministro dei Beni culturali ha tollerato la demolizione di tutto il palcoscenico e degli annessi al grande edificio della Scala, riducendo la parte storica del teatro alla sola sala e al suo foyer e lasciando tutto il resto (che era quasi il doppio di quanto è sopravvissuto) a una ricostruzione di gusto postbellico. Dietro le facciate sopravvissute alla demolizione si sviluppa un ambiente totalmente nuovo che si collega con la parte storica dell' edificio solo attraverso il sipario che mantiene le misure del precedente. Si deve inoltre sapere che il progetto in corso di esecuzione comporta un totale stravolgimento del profilo del teatro in rapporto a tutto il contorno tradizionale di piazza della Scala; infatti il nuovo sipario è più alto del precedente di alcuni metri ma purtroppo è anche più largo e più profondo. Tutto ciò comporterà un sopralzo rispetto alla sopravvissuta facciata storica di 17 metri ed una estensione di 38 metri, tutto in un impattante marmo rosa. E così pure davanti a Palazzo Marino, la facciata famosa nel mondo del Teatro della Scala, disegnata oltre due secoli fa dal Piermarini, sarà sovrastata da questo cubo rosa di 40 metri. Inoltre a compensare questo incombente cubo rosa, dal lato che da su via Filodrammatici, si realizzerà un fabbricato ovale alto tre piani, impostato a 20 metri dal suolo e che raggiunge i 30 metri! Ho descritto gli effetti sullo skyline di Milano del progetto di ristrutturazione della Scala che fu steso in quattro mesi dall'architetto Mario Botta e che fu approvato in quattro giorni dal ministro dei Beni culturali. Italia Nostra ha ripetutamente chiesto al sindaco Albertini di rendere partecipe la cittadinanza e tutta la opinione pubblica dell'impatto del nuovo progetto. Ma il Sindaco Albertini ci ha scritto che la «modellatura» dei contorni avrebbe comportato dei ritardi nell'esecuzione dei lavori. Chiediamo un poco più di dialogo sulle grandi scelte per la città.
Lavori alla Scala, chiediamo più dialogo con la città
Il Corriere ha avviato un dibattito sul futuro della Scala a Milano. Il sindaco Albertini ha parlato del progetto, che prevede la demolizione di parte del palcoscenico e la ricostruzione di un nuovo sipario. Il progetto è stato approvato in quattro giorni dal ministro dei Beni culturali. Italia Nostra ha chiesto al sindaco di rendere partecipe la cittadinanza dell'impatto del progetto. Il progetto comporterà un cambio significativo dello skyline di Milano, con la sovrastazione della facciata della Scala e di Palazzo Marino da un cubo rosa di 40 metri. Inoltre, un fabbricato ovale sarà realizzato a fianco della Scala.
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