Parla l'ex soprintendente, appena insediato presidente del Parco. Priorità e obiettivi ELIMINARE il traffico, ampliare i confini, acquisire porzioni di territorio da privati, eliminare le attività illecite, estendere la tutela oltre la regione. Sono i punti fermi nell'agenda di Adriano La Regina, che si è appena insediato presidente del Parco dell'Appia antica. Da archeologo ed esperto amministratore della cosa pubblica, ha pronta una lista di priorità dì cui richiede rapida realizzazione, «altrimenti non ha senso che io resti qui, anche se i problemi che affliggono questo parco sono tanti, complessi e di non facile soluzione». Da nuovo, agguerrito "guardiano del parco" chiede attenzione soprattutto alle istituzioni, al Comune, alla Regione. C'è un provvedimento urgente che vede come di immediata realizzazione, un tocco che potrebbe cambiare subito il volto del Parco dell'Appia antica? «Basterebbero pochi mesi a ridurre il grosso del traffico che la percorre ed è soprattutto traffico di attraversamento, diretto a Ciampino paese o all'aeroporto. Oggi nel parco dell'Appia le automobili sfrecciano a tutta velocità, l'aria è impregnata di esalazioni mefitiche, si sentono rumori assordanti. È un inferno, una situazione insostenibile da modificare con un provvedimento anche semplice. Ad esempio, chi deve andare al tale ristorante o a visitare un monumento deve uscire là da dove è entrato». Come si spiega questa situazione così pasticciata? «Il fatto è che questo parco esiste soltanto sulla carta. Per uno straniero, tanto per fare un esempio, è difficile percepirlo altro che come una zona di pregio come ce ne sono tante a Roma. La verità è che si tratta di un guazzabuglio di ordinaria periferia romana, un territorio in cui si mescolano monumenti e discariche». In che modo si potrebbe rendere l'identità di Parco più evidente? «Per esempio evidenziando gli accessi. Il parco per esistere si deve anche poter riconoscere. Ridurre il traffico è una cosa che si può fare in mille modi, senza ripercussioni particolari come si è dimostrato ad esempio in casi più complessi come via della Consolazione o via dei Fori imperiali». Nell'area del parco fioriscono attività illecite, dalle discariche abusive alla prostituzione. Come intendete affrontarle? «Ad esempio utilizzando delle telecamere che controllino il traffico dei camion in entrata e in uscita diretti alle discariche abusive. Sono state messe altrove, chiederemo che siano messe anche qui». Uno dei tormentoni intorno all'Appia antica è il sottopasso. È favorevole o contrario? «Del tutto favorevole, ma il progetto non deve impattare su Tor Marancia. Si è fatto tanto per salvarla, non possiamo ricominciare». La situazione è complessa. Se dovesse individuare un obiettivo a medio termine? «L'ampliamento del Parco che ora consta di 3500 ettari e deve arrivare a 5000, includendo la zona del Fosso della Cecchignola e del Colle della Strega, fondamentale dal punto di vista naturalistico e perché si inquadra fra zone ad alta densità abitativa». Ha già elaborato la strategia migliore per realizzarlo? «Per tutti questi obiettivi, da quelli di più immediata realizzazione a quelli strutturali è indispensabile la collaborazione delle istituzioni, soprattutto la Regione che sull'ampliamento aveva presentato un disegno di legge. È una questione sulla quale non transigo, ed è condizione alla mia permanenza qui». Giudica necessari anche gli espropri all'ampliamento del parco? «Gli espropri in forma massiccia non si possono fare, tra l'altro, per mancanza di fondi. È possibile invece esercitare una forma di prelazione là dove ad esempio un privato voglia vendere. È un modo per acquisire porzioni di territorio. Ma servono fondi disponibili». Esageriamo: I confini del parco potranno essere estesi anche oltre la Regione? «Una collaborazione interregionale sarebbe l'ideale per valorizzare l'Appia antica, che nell'antichità portava fino a Brindisi. Per tutto questo - lo ripeto - è indispensabile la collaborazione tra le istituzioni, senza sovrapposizioni di competenze né confusioni». NIENTE TRAFFICO In arrivo immediati provvedimenti per ridurre il grosso del traffico che affligge l'Appìa antica. Si tratta all'80 per cento di traffico di attraversamento, i diretto a Ciampino o all'aeroporto, senza chiudere ai residenti LA PRELAZIONE Il Parco chiede di far ricorso al diritto di prelazione per acquisire, pagandole, porzioni di territorio che privati possano mettere in vendita. È uno strumento che si è utilizzato ad esempio per la Villa dei Quintili OLTRE IL LAZIO È auspicabile, spiega ancora il nuovo presidente, anche la valorizzazione di quelle porzioni di Appia ancora conservate che si estendono oltre i confini della Regione Lazio FINO A BRINDISI In antico la strada arrivava fino in Puglia nel più importante porto dell'impero per la Grecia e l'Oriente ARCHEOLOGO L'archeologo Adriano La Regina