Larcheologo Francesco DAndria ricostruisce le tappe della ricerca La sorpresa: i resti del tempio di Minerva seppelliti dai liquami la storia Tutto è iniziato con il restauro e il consolidamento delle mura di età aragonese la proposta Il paese salentino potrebbe cambiare nome per tornare alle antiche origini di Castrum Minervae -------------------------------------------------------------------------------- In principio, almeno duemila e 500 anni fa, si chiamava Castrum Minervae. Ma adesso allindomani della scoperta delle rovine del tempio di Minerva, la prova che leroe mitologico Enea al suo approdo in Italia sbarcò a Castro, ci si appresta a tornare alle origini. Così, fra un paio di settimane, il sindaco del centro salentino, Pasquale Ciriolo, porterà in consiglio comunale la proposta di ribattezzare il paese Castro di Minerva. «Sarà un modo per rimarcare - rivendica il primo cittadino - le radici millenarie della nostra comunità. Con le sue possenti mura Castro dominava il canale dOtranto: era il primo luogo che chiunque provenisse da Oriente trovava davanti a sé». Ed è qui che, parola dellEneide di Virgilio, a interrompere lo sguardo di Enea, in fuga da Troia, «sulla rocca appare il tempio di Minerva». Che lapprodo descritto nel poema fosse in Salento era una certezza, mentre la sua precisa collocazione restava un rebus. A sciogliere lenigma ha provveduto, come anticipato già ieri da Repubblica, la campagna di scavi condotta da Francesco DAndria, direttore della Scuola di specializzazione in archeologia dellUniversità di Lecce. «Tutto è iniziato circa quattro anni fa, quando - racconta - cominciarono i lavori di consolidamento e restauro delle mura aragonesi sulla collina a strapiombo sul mare di Castro. Proprio durante questi interventi sulle fortificazioni risalenti al 1480 sono affiorati i primi segni della precedente cinta muraria, così antica da riportarci al III secolo a.C.: alletà dei Messapi». Fino ad arrivare a un tesoro rimasto seppellito dai liquami per circa un secolo. «Nella zona della cosiddetta "chiavica", proprio quando era stato realizzato linvaso - spiega DAndria - erano già emersi dei blocchi di mura di età messapica». Centanni dopo la storia sarebbe venuta a galla. «Dentro questo invaso, appena pochi mesi fa, è venuto fuori il primo segno del tempio di Minerva: un blocco che faceva parte del frontone caratterizzato dal triglifo, un elemento decorativo dellordine dorico». Il punto di partenza per le ricerche decisive dello staff di DAndria C, come spiega lo stesso archeologo. «Quel particolare ci ha consentito di ipotizzare la presenza di un tempio e spinto ad ampliare la zona dello scavo. Ed ecco che sono apparsi gli elementi della fondazione di questo edificio, ma soprattutto i depositi votivi. Il terreno era ricchissimo di ceneri e ossa di animali, senzaltro resti di sacrifici». E, come un libro da sfogliare con pazienza, alla fine la terra ha cominciato a sputare fuori i suoi segreti. «Cioè gli oggetti dedicati alla divinità, fra coppette impiegate per le libagioni e frammenti di vasi di marmo provenienti dalle Cicladi. Ma lelemento che ci ha permesso di saldare le fonti archeologiche e quelle letterarie, Virgilio dunque, è stato il ritrovamento dei resti della statua che raffigurava una divinità femminile». Il fatto poi che il tempio si trovasse in posizione visibile dal mare, circondato ai tempi dalle mura messapiche e sulla lieve increspatura della collina di Castro, ha suggerito la quadratura del cerchio. Ecco il luogo dove, fra letteratura e mito, mise il primo piede sulla terraferma lesule Enea. «Ma non siamo che agli inizi e - avverte DAndria - cè da immaginare che, allimminente ripresa degli scavi, verranno fuori ancora altri segni». Non destinati, tuttavia, a restare appannaggio dei soli archeologi. Lambizione è che i reperti possano trovare spazio nel castello di Castro, oggi in corso di restauro in una collocazione museale ad hoc. Il sindaco Pasquale Ciriolo sembra avere le idee chiare in proposito: non solo un mare da sogno né altri tesori naturali come la grotta Zinzulusa (che da sola chiama a raccolta 150mila visitatori lanno), Castro avrà il museo dei guerrieri messapi. Una scommessa che, in soldoni, vuol dire puntare sul turismo culturale.