Passi per l'obelisco di Axum. Che, piazzato davanti all'edificio della Fao (ex ministero delle Colonie) simboleggiava la protervia dell'imperialismo mussoliniano. E che abbiamo ridato agli etiopi mettendo a posto la nostra coscienza democratica ed antifascista. Adesso l'obelisco si trova in un magazzino, tutto spezzettato ed imballato. E con ogni probabilità resterà nascosto in eterno visto che il governo di Addis Abeba non ha né i mezzi, né la voglia di riportarlo a casa. Ma noi il gesto politicamente corretto lo abbiamo compiuto. E se gli abissini non se lo riprendono sono cavoli loro. Ma è sulla Venere di Cirene che i conti non tornano. E non tanto perché il Tar del Lazio ha deciso di rimandarla in Libia. A dispetto del fatto che a farla sono stati i romani nel II secolo dopo Cristo, che a riscoprirla sono stati gli studiosi italiani nel 1913 dopo la guerra con la Turchia e che, se proprio si dovesse restituirla a qualcuno, bisognerebbe inviarla al governo turco visto che a quell'epoca la Libia era ottomana. No, i conti non tornano con il nostro ministero dei Beni e le Attività culturali, che ha salutato con gioia la sentenza del Tar affermando che la decisione "è coerente con l'azione in corso a livello internazionale da parte italiana". Di che azione si parla? E chi sono i soggetti internazionali interessati a tale azione? Urge una risposta precisa a questi interrogativi. Non vorremmo che in nome della logica politicamente corretta che domina al Ministero si scoprisse che dopo la Venere ai libici si stesse preparando la restituzione di una parte del Foro Romano agli egiziani. Per riparare il fatto che per secoli gli imperatori hanno preteso per le colonne dei loro templi il porfido rosso delle cave di Luxor! Insomma, il ministero è dei Beni Culturali o delle Braghe Calate?
Beni Culturali o Braghe Calate? Passi per l'obelisco di Axum.
L'obelisco di Axum, simbolo dell'imperialismo mussoliniano, è stato smantellato e messo in un magazzino. Il governo etiope non ha i mezzi per riportarlo a casa. Il ministero dei Beni e delle Attività culturali ha salutato la sentenza del Tar che ha deciso di rimandarla in Libia. Il ministero ha affermato che la decisione è coerente con l'azione in corso a livello internazionale da parte italiana. La questione è se ci sia un'azione internazionale interessata a tale azione. Il ministero è stato criticato per la sua logica politicamente corretta.
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