Per costruire un albergo, firmato da Paolo Portoghesi, si potrebbe demolire la scuola ebraica di lungotevere Sanzio, progettata da Angelo Di Castro. Un'eventualità che non piace alla Fondazione Bruno Zevi, che ha promosso un appello indirizzato al sindaco di Roma a cui ha aderito l'Ordine degli architetti. Mentre sul nuovo albergo si prefigura una situazione di conflitto d'interessi: il via libera alla demolizione dovrà arrivare da una commissione del ministero dei Beni culturali in cui da marzo, su nomina diretta del ministro Francesco Rutelli, siede lo stesso Portoghesi. Il progetto è stato reso noto nel febbraio scorso: un albergo di lusso di 67 camere su cinque piani, con roof garden e garage sotterraneo. Per costruirlo Portoghesi ha proposto la demolizione della scuola elementare Vittorio Polacco, progettata dall'architetto Di Castro con Vita Camiz nel 1956. La Fondazione Zevi diffonde il testo dell'appello, ricordando che la scuola «oltre che per le qualità architettoniche di sobrietà, eleganza e funzionalità, assume rilievo dal punto di vista storico in quanto segna la rinascita culturale della Comunità Ebraica di Roma all'indomani della seconda guerra mondiale». Oltre che dall'Ordine degli architetti di Roma l'appello è stato firmato da Italia Nostra, da Pio Baldi (direttore della Dare), dai professori Giovanni Bachelet, Alessandro Camiz, Marcello Pazzaglini, Piero Ostilio Rossi. Nella Conferenza dei servizi convocata dal Comune di Roma (che nella sua Carta per la qualità definisce la scuola di «rilevante interesse architettonico»), le Soprintendenze invece di esprimere direttamente il loro parere vincolante hanno demandato la decisione al Comitato tecnico-scientifico per la qualità architettonico-urbana e per l'arte contemporanea. Comitato dove da marzo siede lo stesso Portoghesi. Che smorza i toni: «Si potrà anche decidere di modificare l'edificio ma ho delle perplessità. È ovvio che nel comitato mi asterrò». E difende la sua scelta: «Piuttosto che trasformare un edificio nato con altri scopi è meglio demolirlo. Ero legato da un rapporto d'affetto a Di Castro, ma l'edificio non rappresenta il meglio della sua opera, credo che lui stesso preferirebbe essere ricordato per edifici più originali, come quelle di Batteria Nomentana e Porta San Giovanni. La comunità israelitica mi ha chiesto un progetto per un albergo - conclude Portoghesi - a cui tengo perché ho costruito pochissimo a Roma».