Un indice rivela che dal 1952 i quadri hanno fatto meglio della borsa. Prezzi record per maestri come Schiele e Rubens, flessione per gli impressionisti. Ma il mercato è ancora poco trasparente, il liquido e le commissioni raggiungono anche il 25. Però gli investitori istituzionali cominciano a mostrare interesse, mentre nascono i primi strumenti specializzati. Gli investitori in opere d'arte hanno spesso scherzato sulla loro passione, sostenendo di ottenere utili migliori - e una maggior dose di piacere - da un quadro di Van Gogh appeso alla parete della sala del consiglio che dalle azioni del proprio fondo pensioni aziendale. Per certi versi, questo sembra essere vero. Considerando l'indice delle vendite di opere d'arte a partire dal 1952, i quadri hanno generalmente registrato rendimenti migliori rispetto all'indice SP 500 (vedere grafico a pagina 57). Ma guai se un investitore è costretto a vendere nel momento sbagliato. Le fluttuazioni dei prezzi del comparto sono molto più ampie rispetto a quelle delle azioni, e i costi di compravendita in asta (con commissioni combinate versate da acquirente e venditore che raggiungono anche il 25) possono essere proibitivi, per non parlare del differenziale tra domanda e offerta insito in una trattativa privata. Poche Informazioni e scarsa liquidità. L'arte non è stata considerata un settore d'investimento tradizionale a causa dell'opacità del mercato, della carenza di informazioni finanziarie e dell'illiquidità. Inoltre, a differenza di azioni, obbligazioni o immobili, non genera entrate ed è alla mercé del mutevole gusto del pubblico. Ma ci sarà mai un cambiamento? Michael Moses, della Stern School of Business dell'Università di New York, ne è convinto. Proprio come i fondi comuni d'investimento immobiliare, «in futuro avremo fondi d'investimento in arte» afferma Moses. Petra Arends, della Ubs Art Banking, che offre servizi a clienti privati, invece, è più scettica; «L'arte non è una tipologia d'investimento affermata, in quanto è contraddistinta da un elevato grado di instabilità e di rischio». Ciononostante, a Londra è in fase di sperimentazione un fondo che investe in opere, sotto la direzione di lord Gowrie, ex ministro delle Belle arti inglesi, e di diversi mercanti d'arte. Il Fine Art Fund mira a raccogliere, entro il 30 settembre, 70 milioni di dollari da investire in dipinti e sculture di altissimo livello. Poco meno di due terzi del fondo verranno impiegati in opere di grandi maestri del passato, quadri impressionisti e alcune sculture. Il resto sarà utilizzato per l'arte moderna e contemporanea. Finora, solo personaggi facoltosi si sono impegnati a investire nel fondo, ma cominciano a mostrare interesse anche alcuni investitori istituzionali. Un precedente è stato creato qualche tempo fa dal British rail pension fund, che negli anni 70 ha investito il 2,9 del proprio portafoglio, pari a circa 40 milioni di sterline, in più di dicci categorie d'arte, compresi manoscritti e arredi. Dalla vendita di questo patrimonio, avvenuta alla fine degli anni 80, il fondo ha tratto un buon ritorno, pari all'11,3 composto annuo. Quelli, tuttavia, erano altri tempi. Dato che informazione e trasparenza sono l'essenza dei mercati liquidi, gli investitori attuali possono evitare investimenti così a lungo termine, procurandosi dati presso società di ricerca specializzate, siti web dedicati ai prezzi dell'arte, a indici di mercato e aste. Alcuni anni fa, Moses e Jianping Mei della Stem School hanno creato l'indice MeiMoses Ali Art, tramite una combinazione di prezzi d'asta annuali. Studiando le vendite ripetute (cioè ogni dipinto inserito nell'indice era stato ceduto almeno un'altra volta in precedenza) di quasi 5 mila quadri collocati tramite aste pubbliche dal 1875 a oggi, Moses e Mei hanno scoperto che, nel lunghissimo termine, le azioni hanno rese migliori dell'arte. Tuttavia, negli ultimi cinquant'anni, l'arte ha migliorato i propri ritorni. Un motivo può essere individuato nella diminuzione della quantità di opere disponibili sul mercato. Nel loro indice, Moses e Mei non hanno incluso i costi di transazione, che restano esclusi anche dagli indici di Borsa come l'SP 500. La principale attrattiva del mercato dell'arte, oltre al piacere di essere circondati da quadri e sculture, consiste nella limitata correlazione con altre attività finanziarie e nel suo effetto differenziatore su un portafoglio d'investimenti. Malgrado il recente crollo dei mercati finanziari, negli ultimi tre anni il comparto delle opere d'arte si è mantenuto ben impostato, nonostante un calo nei volumi. Quest'anno, alcune opere di altissimo valore hanno raggiunto prezzi da record. In giugno, infatti, II paesaggio di Kruntau, una cittadina della Boemia, dipinto da Egon Schiele nel 1916, è stato venduto da Sotheby's per 12,6 milioni di sterline, il prezzo più alto mai pagato per un quadro di questo autore a un'asta pubblica. Lo scorso anno, un Rubens ritrovato, il Massacro degli innocenti, è stato ceduto per 49,5 milioni di sterline, diventando così uno dei quadri di maggior valore che sia mai stato venduto. Tuttavia, i prezzi per le opere d'arte con la valutazione più elevata possono anche precipitare. Dopo essere stato acquistato da un commerciante giapponese per 82,5 milioni di dollari nel 1990, al culmine della bolla del mercato azionario nipponico (e dell'acquisto di opere impressioniste), il Ritratto del Dr. Cachet di Van Gogh è stato rivenduto per un ottavo del prezzo di allora. Oggi, l'interesse per gli impressionisti è in calo, come sostiene Ian Kennedy, curatore presso il Nelson-Atkins Museum of Art di Kansas City, mentre c'è più richiesta di quadri di Picasso e Matisse, considerati «più duri, più crudi». Gran Bretagna a buon mercato. Naturalmente, il vero piacere dell'investire in arte sta nella scoperta di un artista non ancora noto al grande pubblico. Gli investitori che non temono di sopportare grandi rischi possono lucrare alti guadagni nella fascia bassa del mercato. «E molto improbabile che il valore di un buon Picasso raddoppi» afferma Jeremy Eckstein, della Lyons Hannover, una società di consulenza artistica. Tuttavia, le opere del fotografo tedesco Andreas Gursky, vendute per circa 3 mila sterline tre o quattro anni fa, ora valgono più di mezzo milione. L'arte inglese è un altro ambito in cui è possibile fare buoni affari. «Se si escludono cinque o sei maestri, l'arte britannica è estremamente economica» dichiara Peter Nahum, mercante d'arte di Londra. Henry Wemyss della casa d'aste Sotheby's conferma che il mercato inglese e polarizzato: le opere di Gainsborough, Reynolds e altri artisti di questo livello raggiungono cifre elevate, mentre i lavori di altri artisti contemporanei sono venduti a prezzi relativamente modesti. Il piacere della scoperta è il motivo per cui l'arte non potrà mai trovare ampio spazio nei portafogli degli investitori istituzionali. Agli assicuratori e ai fondi pensione, infatti, non interessa godere di questo privilegio, né raccogliere dividendi virtuali. E se acquistano l'arte soltanto per intascare un guadagno sono destinati a fallire, come sostiene Kennedy. Così, nonostante le soddisfazioni procurate da questo genere di investimenti, sarebbe saggio non contrapporre possibili perdite a rischi così elevati.
Panorama
11 Settembre 2003
II fondo pensione si da all'arte
Artista / Persona
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