LIVORNO. I destinatari delle richieste di documentazione sono tre: il Comune di Livorno, la Sovrintendenza di Pisa, l'Ufficio tecnico erariale di Livorno. E' a questi tre soggetti che la Procura della Repubblica si è rivolta per chiedere atti e documenti relativi alle Terme del Corallo. Il fascicolo d'indagine, guidato dal procuratore capo Antonio Giaconi e dal sostituto procuratore Massimo Mannucci, è stato aperto in via Falcone e Borsellino giusto alcuni giorni fa. Esproprio ieri mattina alcuni componenti del nucleo di polizia giudiziaria dei vigili urbani si sono presentati al terzo piano di palazzo Civico, chiedendo la disponibilità di una serie di documenti al Dipartimento competente, quello dell'assetto del territorio. Martedì la consegna. All'inizio della prossima settimana, martedì per l'esattezza, questo materiale sarà acquisito e messo agli atti dell'indagine. E la stessa cosa dovrà accadere per i documenti richiesti all'Ufficio tecnico erariale e alla Sovrintendenza pisana. La richiesta della Procura sembra piuttosto generica, praticamente onnicomprensiva. I magistrati vogliono avere sui loro tavoli al più presto i documenti che contengono la descrizione del bene, le relazioni di stima, le note storielle, gli atti di compravendita e i progetti di recupero. In più, anche ciò che riguarda le aree industriali sulle quali era insediata la Coca-Cola, alle immediate spalle delle vecchie Terme del Corallo. Tutto materiale che, sembra di capire, servirà per iniziare davvero il lavoro di indagine, e per compiere gli atti che questo lavoro imporrà, con maggiore cognizione. Ipotesi di reato. La Procura sembra ipotizzare reati, sui quali però non esiste alcuna conferma ufficiale, che sarebbero legati alle caratteristiche del complesso monumentale. In particolare, all'aspetto artistico, storico e architettonico dell'edificio ormai ampiamente degradato che accoglieva quelle che una volta erano le sontuose terme della «Montecatini al mare». Restano da capire due elementi fondamentali. Il primo riguarda l'eventuale presenza di indagati, che al momento non risulta, n secondo attiene al possibile rapporto fra l'apertura dell'indagine e la variante adottata da parte del consiglio comunale, evento avvenuto dieci giorni fa. Una variante che, è bene precisarlo, non modifica la quantità dei volumi che verranno costruiti nell'area ex Coca-Cola, ma li distribuisce in modo differente rispetto all'ipotesi originaria di edificazione, proprio su indicazione della Sovrintendenza di Pisa, che ha espresso il proprio parere positivo subordinato a una diversa dislocazione degli edifici che sorgeranno ad opera della società -«Fondiaria Apparizione» che ha acquisito la proprietà dei terreni. «A disposizione». Quando gli uffici del Dipartimento assetto del territorio hanno ricevuto questa richiesta, il dirigente Gianfranco Chetoni ha informato il sindaco Alessandro Cosimi e l'assessore competente Bruno Picchi, ai quali ha sommariamente illustrato il merito di ciò che la Procura chiede. La reazione del Comune è affidata a pochissime parole: «Metteremo a disposizione, così come sempre, tutti gli atti e la documentazione in nostro possesso riguardante l'area interessata, nello spirito di collaborazione che contraddistingue l'amministrazione comunale». Da palazzo Civico trapelano, comunque, segnali di assoluta serenità. Anche perché fa notare qualcuno fra i più attenti osservatori di questa materia i rapporti fra Comune e Procura della Repubblica sono tutt'altro che episodici e l'acquisizione di documentazione di vario genere tutto è meno che un evento straordinario. Solo che si parla di Terme del Corallo. Un comparto della città particolare, al centro di un dibattito politico-culturale nient'affatto scontato. Logico che il livello di attenzione, su tutto ciò che riguarda questa zona, sia particolarmente alto.