Forse Claudio Martini, il presidente della giunta regionale della Toscana in visita istituzionale a Kyoto, in Giappone, non ha voluto essere da meno del ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli. Forse ha pensato che legare il suo nome a quello di un grande capolavoro del Rinascimento gli desse lustro nel Paese del Sole Levante. Forse s'è più semplicemente lasciato prendere la mano. Sta di fatto che la disponibilità data alle autorità di Kyoto di prestare la Primavera di Botticelli per una mostra s'è rivelata subito una gaffe. E non tanto perché il senatore fiorentino Paolo Amato di Forza Italia (quello che s'era incatenato per impedire che l'Annunciazione di Leonardo prendesse il volo verso il Giappone) ha chiosato la proposta di Martini con aceto toscano: «Sarebbe meglio a questo punto», ha detto, «trasferire l'intera galleria degli Uffizi a Tokyo». Ma perché a dire che l'idea di trasferire la Primavera è semplicemente una sciocchezza è stata subito la soprintendente al polo museale fiorentino Cristina Acidini: «Si tratta di un'opera composta di otto tavole ed è quindi molto grande, non facilmente trasportabile. Inoltre è un capolavoro fondamentale per gli uffizi che non può essere tolto dalla sua sede neppure per un minuto». Insomma Martini sembra servito. Anche se il no del soprintendente fiorentino dovrà essere confermato da Roma: «C'è naturalmente un altro livello, che è quello centrale», ha detto la Acidini, «che dovrà prendere la decisione definitiva». Non dovrebbe accadere, ma non esistendo in Italia come all'estero, un elenco di opere inalienabili, c'è il rischio che Botticelli segua Leonardo in Giappone.