l'intervista «Una gran bella notizia», l'assegnazione di Napoli come sede del Teatro Festival Italia, anche per Maurizio Scaparro, regista, direttore della Biennale Teatro di Venezia e profondo conoscitore della vita teatrale di Napoli. «Una bella notizia per la città, che ho sempre nel cuore, e per il teatro in generale». Scaparro, perché, secondo lei, è stata preferita Napoli alle altre città concorrenti? «Il progetto presentato da Napoli ha convinto soprattutto per la fantasia e per l'attenzione verso i giovani. E penso che proprio questo riferimento, importantissimo, alla presenza dei giovani come protagonisti, abbia rappresentato l'elemento di valutazione determinante, quello che ha portato la commissione a preferire Napoli a Genova, che pure aveva tutte le carte in regola per vincere, a quanto pare. Questo fa onore a Napoli e alle sue istituzioni. Mi è capitato di recente di incontrare Antonio Bassolino e mi hanno colpito l'attenzione e la partecipazione che ha dimostrato per questo progetto. Non posso che esserne felice, io che da sempre credo in un teatro mediterraneo, e non solo a parole». Che cosa si aspetta dai contenuti del Festival? «Se il contenitore è senza dubbio una struttura solida, i contenuti sono tutti da verificare. Ma questo è un normale e calcolato rischio. Del resto, la creatività è sempre al centro del binomio tra libertà e rischio. Non ne so ancora molto: non mi è ben chiaro, ad esempio, quale sarà il rapporto tra la creatività nazionale e l'internazionalità». Che requisiti dovrebbe avere il direttore artistico? «Non dovrebbe essere un regista che imponga il suo modo d'essere. Dovrebbe essere più un organizzatore che un regista, ma un organizzatore di quelli con il cuore che batta sul palcoscenico piuttosto che sulla cassa. Un grande organizzatore con dentro di sé fermenti artistici. Mi viene in mente una persona come Paolo Grassi, se ancora l'avessimo tra noi». E Maurizio Scaparro parteciperebbe al festival? «Non credo, innanzitutto perché ci sono dei tempi limitatissimi. Come direttore della Biennale Teatro, però, insieme al festival dedicato a Goldoni, ho organizzato un grande forum internazionale di studenti europei. Quando gliene parlai al ministro Rutelli, lui mi disse che gli sembrava un anticipo del suo progetto del Festival. Ecco, mi piacerebbe che attraverso questo forum le due grandi lingue teatrali di Napoli e Venezia si uniscano. Posso dire da subito, allora, che Venezia si metterà a servizio della città di Napoli, in termini di scambi e di informazioni da far veicolare, proponendosi come cassa di risonanza a quello che Napoli farà durante il Festrival».