È il momento dell'entusiasmo e della soddisfazione, per la maggior parte dei protagonisti del mondo dello spettacolo partenopeo. Tra i primi a commentare la notizia della scelta di Napoli come sede del Teatro festival Italia, il regista Mario Martone la definisce «giusta» e sacrosanta, per la tradizione teatrale e per il presente «vivo e diversificato»: «Sono felice - afferma - è un risultato straordinario che corona il lavoro fatto in questi anni dal teatro stabile ed è anche un buon approdo per il teatro napoletano che è sempre in viaggio. Mi auguro possa aiutare le compagnie che vivono spesso difficoltà di vario genere». Anche per Luca De Filippo l'assegnazione alla città della manifestazione è «una bellissima occasione per Napoli», perché «ci porrà all'attenzione mondiale in modo diverso da come siamo visti e sarà un'opportunità anche di sviluppo economico». L'emozione è tanta per Igina Di Napoli, fondatrice e direttrice del Teatro Nuovo: «Sono elettrizzata dalla notizia. Il progetto è stato considerato dal ministro Rutelli il migliore, il più fantasioso. È una conferma delle nostre capacità, perché Napoli e i suoi artisti hanno sempre dato grandi risultati». Si dice felicissimo della scelta del ministero dei Beni Culturali anche l'attore Patrizio Rispo: «Finalmente i primi segnali del riconoscimento della nostra vocazione naturale. Dobbiamo essere, per cultura, territorio e bellezza, il "salvadanaio" del mondo - spiega Rispo - Se questo ci viene riconosciuto possiamo diventare la perla d'Europa». Come operatore teatrale non può che dichiararsi soddisfatto Lucio Mirra, direttore del Teatro Diana: «Spero che nel festival siano coinvolti anche i teatri delle compagnie private - precisa - che auspicavano questo risultato, anche perché stanno ottenendo risultati straordinari, come risulta dagli ultimi dati dell'Agis». E se per Francesco Caccavale, del teatro Augusteo, il risultato raggiunto è «il riconoscimento a una tradizione nobilissima e alla fucina attuale, che è la più ardente d'Italia», più moderato entusiasmo è quello che esprime Renato Carpentieri: «Non sarà certo questa assegnazione a cambiare la città - sottolinea - che vive un momento difficilissimo. Non è la Coppa America, né gli Europei di calcio, ma sicuramente è una notizia positiva soprattutto per il teatro. È sempre bello che si faccia teatro. Mi aspetto ricchezza di proposte e un'apertura internazionale». Esprime qualche preoccupazione sulla gestione del Festival, infine, l'attore napoletano Mariano Rigillo: «Mi auguro che sia un Festival all'insegna della liberalità e che non ci sia una gestione chiusa, settaria, di nicchia, come qualche volta accade», commenta, pur dichiarandosi «contento» per il riconoscimento, perché «ridisegna una mappa culturale italiana che certamente deve avere Napoli tra i suoi punti principali». Un coro di reazioni positive per un evento che per tre anni, a cominciare dalla prima edizione che si svolgerà a ottobre prossimo, consentirà alla città di essere protagonista. Una kermesse di livello internazionale con grandi ricadute sia economiche che di immagine con tre manifestazioni consecutive per altrettanti anni: dal 2007 al 2010.