Roma. Carcere «duro», fino a 10 anni più le aggravanti, e multe salate, fino a un massimo anche di 250mila euro, contro i criminali dell'ambiente mentre le ecomafie vengono riconosciute come associazione a delinquere. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al giro di vite sui crimini ambientali approvando il disegno di legge sugli eco-reati che dà la delega al governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della relativa disciplina. «Finalmente avremo i delitti ambientali nel codice penale e vengono punite le ecomafie. L'Italia è più europea, siamo in anticipo sulla direttiva comunitaria. Ora auspico tempi brevi in Parlamento», ha sottolineato il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. Auspicio condiviso dal ministro della Giustizia, Clemente Mastella. «Il ddl è di grande importanza», ha evidenziato. Niente più disastri ambientali impuniti, quindi. D'ora in poi tutte le «Seveso» saranno perseguite con multe fino a 250 mila euro e dieci anni di carcere in caso di ripercussioni sull'incolumità pubblica. Stesse pene sono previste per chi traffica o abbandona scorie nucleari. Altro punto altamente qualificante del provvedimento, composto di 5 articoli, il capitolo ecomafie, che rientrano nel 416 e nel 416-bis del codice penale, come reati di associazione a delinquere: pene aumentate di un terzo. Sulla questione ieri Legambiente ha presentato il «Rapporto ecomafia 2007. Impressionanti i numeri della criminalità ambientale. Ogni ora avvengono tre reati contro l'ambiente. Il giro d'affari è di ben 23 miliardi di euro. Inoltre una montagna di rifiuti alta come il Gran Sasso sparisce nel nulla ogni anno e nel 2006 le case abusive sono state ben 30 mila. Alla Campania va la maglia nera delle violazioni delle leggi ambientali con il 13,5 del totale nazionale. Tornando al ddl, interviene anche contro il traffico illecito dei rifiuti per tre tipologie di scarto, ordinario, pericoloso e radioattivo. Le multe arrivano fino a 200 mila euro mentre la reclusione a 8 anni, a seconda del reato. Pene aumentate di un terzo se dal fatto deriva il pericolo concreto di una compromissione durevole o rilevante. Se dal fatto deriva il pericolo concreto per la vita o l'incolumità delle persone, le pene previste nei tre casi sono aumentate fino alla metà. Punito anche chi danneggia il patrimonio naturale: da uno a tre anni e multe da due a 20 mila euro per chi distrugge flora e fauna. Il ddl eco-reati introduce inoltre la possibilità di condanna alla bonifica e la reclusione da uno a quattro anni e una multa da 20 mila a 50 mila euro per chi offende le risorse ambientali a livello economico. Ma non solo pene e multe. Il provvedimento prevede il «ravvedimento operoso» che riduce le pene. E, inoltre, la causa di non punibilità prevista per chi volontariamente elimina il danno da lui provocato prima che sia esercitata l'azione penale. Ogni pena è aumentata di un terzo in caso di crimini compiuti ai danni di aree protette o beni sottoposti a vincolo.
Dieci anni di carcere per i reati ambientali
Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge sugli eco-reati che dà la delega al governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della relativa disciplina. Il ddl prevede pene severe per i crimini ambientali, fino a 10 anni di carcere e multe fino a 250mila euro. Le ecomafie vengono riconosciute come associazione a delinquere e le pene sono aumentate di un terzo. Il provvedimento prevede anche la possibilità di condanna alla bonifica e la reclusione da uno a quattro anni e una multa da 20 mila a 50 mila euro per chi offende le risorse ambientali a livello economico.
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