ROMA - Carcere «duro», fino a 10 anni più le aggravanti, e multe salate, fino a un massimo anche di 250 mila euro, contro i criminali dell'ambiente mentre le Ecomafie vengono riconosciute come associazione a delinquere. Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al giro di vite sui crimini ambientali approvando il ddl sugli eco-reati che dà la delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della relativa disciplina. «Finalmente avremo i delitti ambientali nel codice penale e vengono punite le Ecomafie. L'Italia è più europea, siamo in anticipo sulla direttiva comunitaria. Ora auspico tempi brevi in parlamento», ha detto il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. Auspicio condiviso anche dal ministro della Giustizia, Clemente Mastella: «Il ddl è di grande importanza» e dimostra «grande attenzione e sensibilita», ora «ci auguriamo trovi ampio sostegno in Parlamento per una rapida approvazione». Da ora in poi tutte le «Seveso» saranno perseguite con multe fino a 250 mila euro e dieci anni di carcere in caso di ripercussioni sull'incolumità pubblica. Stesse alte pene sono previste per chi traffica o abbandona scorie nucleari. Altro punto altamente qualificante del provvedimento, il capitolo Ecomafie: le pene sono aumentate di un terzo. Il ddl interviene anche contro il traffico illecito dei rifiuti per tre tipologie di scarto, ordinario, pericoloso e radioattivo. Le multe arrivano fino a 200 mila euro mentre la reclusione a 8 anni a seconda del reato. Pene aumentate di un terzo se dal fatto deriva il pericolo concreto di una compromissione durevole o rilevante. Se dal fatto deriva il pericolo concreto per la vita o l'incolumità delle persone, le pene previste nei tre casi sono aumentate fino alla metà e l'aumento non può essere comunque inferiore a un terzo. Previsti poi i delitti di inquinamento e danno ambientale; di frode e impedimento al controllo. Punito anche chi danneggia il patrimonio naturale: da uno a tre anni e multe da due a 20 mila euro per chi distrugge flora e fauna.