I DISASTRI. Chi altera il patrimonio di aree protette o traffica illecitamente in rifiuti sarà accusato di associazione per delinquere Gli «eco-mafiosi» in cella fino a dieci anni Giro di vite nella repressione dei reati ambientali Roma. Carcere «duro», fino a dieci anni più le aggravanti, e multe salate, fino a un massimo di 250 mila euro, contro i criminali dell'ambiente. E le «ecomafie» vengono considerate associazione a delinquere. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al giro di vite sui crimini ambientali approvando il disegno di legge sugli eco-reati che dà la delega al governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della disciplina. «Ora», dice il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, «auspico tempi brevi in Parlamento». Auspicio condiviso anche dal ministro della Giustizia: «Il disegno di legge», spiega Mastella, «è di grande importanza» e dimostra «grande attenzione e sensibilita»: ora «ci auguriamo trovi ampio sostegno in Parlamento per una rapida approvazione». Niente più disastri ambientali impuniti: da ora in poi tutte le «Seveso» saranno perseguite con multe fino a 250 mila euro e dieci anni di carcere in caso di ripercussioni sull'incolumità pubblica. Uguali alte pene sono previste per chi traffica o abbandona scorie nucleari. Altro punto qualificante del provvedimento, composto di cinque articoli, il capitolo «ecomafie», che rientrano nel 416 e nel 416-bis del codice penale, come reati di associazione a delinquere. Le pene ne risultano aumentate di un terzo. Il disegno di legge interviene anche contro il traffico illecito dei rifiuti per tre tipologie di scarto: ordinario, pericoloso e radioattivo. A seconda del reato, le multe arrivano fino a 200 mila euro, e la reclusione raggiunge gli otto anni. Pene aumentate di un terzo se dal fatto deriva il pericolo concreto di una compromissione durevole o rilevante. Se dal fatto deriva il pericolo concreto per la vita o l'incolumità delle persone, le pene previste nei tre casi sono aumentate di una durata non inferiore a un terzo e non superiore alla metà. Previsti poi i delitti di inquinamento e danno ambientale; di frode e impedimento al controllo. Punito anche chi danneggia il patrimonio naturale: da uno a tre anni e multe da due a 20 mila euro per chi distrugge flora e fauna. Il disegno di legge eco-reati introduce anche la possibilità di condanna alla bonifica, e la reclusione da uno a quattro anni e la multa da 20 mila a 50 mila per chi offende le risorse ambientali a livello economico. Ma non solo pene e multe. Il provvedimento prevede il «ravvedimento operoso», che riduce le pene (da metà a due terzi) per chi aiuta le indagini e la causa di non punibilità prevista per chi volontariamente elimina il danno da lui provocato prima che sia esercitata l'azione penale. Ogni pena è aumentata di un terzo in caso di crimini compiuti ai danni di aree protette o beni sottoposti a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico.