La superficie interessata farebbe parte dell'area su cui si stendeva la città romana I consiglieri di opposizione chiedonoda tempo la sospensione dell'intervento La polemica a proposito della nuova zona artigianale di Castelleone di Suasa CASTELLEONE DI SUASA - A pensarci su, l'idea potrebbe anche essere di quelle che da sole riescono a richiamare visitatori: una zona archeologica in mezzo ai capannoni industriali. Scelta possibile, ma che per il momento è uno degli argomenti di maggior polemica tra l'Amministrazione comunale e il gruppo di opposizione "Insieme per Castelleone". La questione riguarda una nuova area destinata appunto ad accogliere quattro capannoni, che andrebbero ad accrescere l'offerta di infrastrutture per nuove imprese artigianali; una superficie lungo la strada provinciale di Pian Volpello, un nastro d'asfalto pianeggiante in mezzo ai prestigiosi scavi archeologici dell'antica città romana di Suasa, di cui già sono venuti alla luce il foro, il teatro e la famosa Domus dei Coiedii. La distanza tra area archeologica e nuova zona artigianale per la verità è notevole, ma gli studiosi concordano sul fatto che l'estensione di Suasa andasse ben al di là di dove ci sono reperti visibili. La dimostrazione? Nel punto in cui sono in corso i lavori per alzare i capannoni, sono state trovate le tracce evidenti di due fornaci per laterizi. Per questa ragione, i rappresentanti di "Insieme per Castelleone" si sono mobilitati e da mesi ormai conducono una battaglia perchè il progetto venga bloccato, in nome della salvaguardia del patrimonio culturale. "Noi ci siamo sempre opposti a questa iniziativa, fin da quando era in discussione il Piano regolatore", sostiene Carlo Manfredi, capogruppo di opposizione. Lui è convinto che non si debba coprire con una colata di cemento e una distesa di anonimi capannoni, un'area che invece rappresenta un giacimento di reperti. "Quando siamo venuti a conoscenza del progetto, abbiamo chiesto subito che fossero effettuati dei sondaggi del terreno - aggiunge Manfredi - In passato c'erano stati ritrovamenti, di modesta entità, ma indicativi della estensione di Suasa. Non siamo stati ascoltati. Adesso la Soprintendenza ai beni archeologici delle Marche ammette la presenza dei resti delle due fornaci e ciò per noi rappresenta una piccola vittoria, perchè conferma le nostre ipotesi". Nonostante questo, il cantiere per la realizzazione dell'area artigianale non si ferma. Già sono state delineate le superfici che verranno occupate dai quattro capannoni, quelli previsti dal progetto e che andrebbero ad ampliare una zona già da anni destinata ad attività del genere. Sì perchè nello spazio tra i nuovi insediamenti e i resti dell'antica Suasa, sempre lungo la strada provinciale, non mancano le imprese artigiane, dall'officina meccanica all'azienda tessile, a quella che produce rubinetterie. Difficile pensare che lì sotto non ci siano tracce della città romana, ma probabilmente quando quei capannoni vennero costruiti ci fu chi fece poco caso ai ritrovamenti. "Se è stato sbagliato una volta, non è detto che oggi lo sbaglio si debba ripetere", osserva Manfredi, che invece punta a rilanciare l'idea di un vero e proprio parco archeologico, attraverso la prosecuzione degli scavi, a cominciare dal riportare alla luce la vecchia strada romana che attraversava il foro e che oggi è coperta dall'asfalto della "provinciale". Intanto ci sono i lavori della nuova area artigianale, pomo della discordia tra Amministrazione comunale e opposizione, con malumori che coinvolgono chi ha dovuto cedere i terreni interessati dall'intervento e chi nella carta dei beni archeologici ha sempre visto un'opportunità di crescita in più del centro collinare. Quattro nuovi capannoni. Anzi, tre e mezzo. Perchè quello che doveva finire sopra i resti della fornace verrà realizzato a metà, proprio per lasciare scoperti i reperti archeologici. Una soluzione all'italiana.