Miracco: «Se salta l'accordo con l'Arena, salta anche il contributo». E Galan striglia il consiglio Venezia Non accenna a placarsi, e non poteva essere diversamente, la polemica attorno al clamoroso sciopero della Cgil che ha fatto saltare venerdì la prima della "Traviata" alla Fenice. A scendere ora in campo, e pesantemente, è la Regione, che minaccia addirittura di rivedere il contributo che concede ogni anno al Gran Teatro. A far scattare la reazione di palazzo Balbi è stato leggere sui giornali che il sindacato mette in qualche modo in discussione l'accordo, già operativo da tempo, tra Arena e Fenice. Un accordo che ha portato ad una collaborazione operativa tra i due enti, come ad esempio all'utilizzo a Venezia di scenografie o costumi preparati a Verona. E che in futuro potrebbe portare a gestire insieme anche le tournee all'estero o gli scambi culturali. In virtù del quale la Regione ha addirittura aumentato il contributo concesso ai due enti lirici. Per la Cgil, invece, si rischia di vedere minacciata l'autonomia artistica del teatro veneziano, se non addirittura di vedere compromessi posti di lavoro. «Un'ipotesi che non esiste», ha tagliato corto ieri il portavoce del presidente regionale, Franco Miracco. «Ma certo la notizia dello sciopero è stata accolta in Regione con grande sorpresa - ha proseguito -. Che poi uno dei punti di discussione fosse l'accordo tra Venezia e Verona, voluto e portato avanti dalla Regione, ci ha lasciati di stucco. Evidentemente nel primo caso non è accaduto quello che è avvenuto invece in riva all'Adige, dove non abbiamo avuto alcun problema. C'è stata poca trasparenza, forse qualche ritardo. E non mi riferisco al Consiglio di amministrazione o al sindaco». Miracco non lo dice, ma nel mirino sembra esserci proprio il sovrintendente Giampaolo Vianello, che non avrebbe saputo spiegare adeguatamente, e per tempo, i termini dell'accordo ai sindacati. Con il risultato di arrivare alla rottura. «Hanno parlato di tagli - continua Miracco -, ma è una stupidaggine. L'accordo serve perché il Veneto, unica regione in Italia, ha due grandi Fondazioni liriche, che devono collaborare nel rispetto delle rispettive autonomie. Ma il protocollo ormai è stato accettato dai due consigli di amministrazione, e serve fondamentalmente a diminuire gli sprechi di denaro pubblico che da sempre affliggono gli enti lirici. Faccio un esempio, Verona ha un laboratorio scenografico che la Fenice non ha, e allora perché non utilizzarlo anche per Venezia? E' proprio in base a questo che abbiamo aumentato il nostro contributo: nessun taglio, si aumenta solo la qualità. Ha fatto bene il sindaco, gli faccio i complimenti, a prendere in mano la situazione, anche perché so quanto Cacciari tenga a questo accordo con Verona». Poi l'affondo finale: «Se salta questo, però, salta non solo un accordo che è stato condiviso da tutti, da ogni parte politica, ma salterebbe anche il contributo che ogni anno la Regione da, e che in questi 3 anni è sempre aumentato». «Piuttosto - conclude Miracco - capisco che la Cgil fosse impegnata nello sciopero, ma se non si fossero distratti avrebbero notato che qualche sera fa, al Senato, il governo ha tagliato 60 milioni al Fus, il fondo unico per lo spettacolo. Li invito a mobilitarsi, insieme a noi, in difesa della cultura, anche quando i tagli li fa un governo di sinistra». Poco dopo, invece, è stato lo slesso presidente della Regione, Giancarlo Galan, a tirare le orecchie al Consiglio regionale. «In quasi un anno - ha detto Galan - non è ancora riuscito a nominare i suoi rappresentanti in seno ai consigli di amministrazione della Fenice e dell'Arena. Così, come in questo caso, la Regione è come se fosse muta, ma non certo perché io non me ne occupi. In questa situazione a rimetterci sono proprio la Fenice e l'Arena».