La maggiore collezione privata fu trasferita per salvarla da Louvre e British Museum Dopo 150 anni gli «Etruschi» della più grande collezione privata di reperti archeologici, messa insieme a inizio Ottocento dai conti toscani Bonci-Casuccini, sono tornati a Siena. Dalla Sicilia, via mare. Così come se ne erano andati via, per mare da Livorno a Palermo, nel luglio del 1866. All'epoca ideatore dell'ardita e costosa operazione fu il ministro della pubblica istruzione del neonato Regno d'Italia, l'eminente storico siciliano Michele Amari. Per scongiurare il pericolo che finissero al Louvre o al British Museum (la città di Firenze, impegnata nel trasferimento da Torino della Capitale sabauda, non aveva abbastanza denaro), Amari fece acquistare le opere dal Museo archeologico del capoluogo siciliano, convinto com'era che per loro tramite si potesse fare, dopo quella dell'Italia, l'unità degli italiani. Alla fine, servirono 187 casse per traslocare i diecimila pezzi della collezione che tra acquisto e trasporto costò allo Stato oltre cinquantamila lire. Da sabato scorso, duecento pezzi scelti di quella raccolta si possono nuovamente ammirare nei luoghi in cui sono stati creati dal genio dei sudditi dei Lucumoni, i re della Dodecapoli, a cominciare da Porsenna, il capo etrusco che sfidò Roma. I reperti risalgono fino al settimo secolo avanti Cristo: sarcofagi e cippi, statue-cinerarie e urne, alcuni straordinari esempi di ceramica greca ed etrusca figurata e una ricca selezione di bronzi, annoverati fra i maggiori capolavori dell'eredità storica ed artistica tramandataci dal popolo che regnava tra il lato destro del Tevere e il lato sinistro dell'Arno in età preromana. L'eccezionalità della mostra (promossa da Regione Toscana e Regione Sicilia, con il patrocinio del ministero dei Beni culturali) che si dipana su due poli espositivi distinti, uno a Siena, nel complesso Museale di Santa Maria della Scala, e l'altro presso il laboratorio archeologico della città di Chiusi, è esaltata da un'ulteriore peculiarità: è nuovamente visibile la riproduzione dell'intera affrescatura che orna le pareti della tomba «del Colle Casuccini», anche, detta «del Leone». E' da questo vasto ipogeo a più camere costruito per i defunti di una famiglia principesca di Chiusi, scoperto nel 1833, che provengono molti reperti. Il ciclo di pitture parietali raffigura scene di banchetto, giochi funebri, danze e virtuosismi ginnici. Questa tomba non è più visitabile per motivi di tutela e conservazione, a differenza di altre disseminate nelle sue vicinanze, (come quelle della Scimmia e della Pellegrina), ma i suoi dipinti furono completamente riprodotti nell'Ottocento, pochi anni dopo la scoperta dell'ipogeo, da Guido Gatti con pitture ad olio in scala e le copie esposte nel Museo Archeologico di Firenze fino alla disastrosa alluvione dell'Arno del 1966. Da allora nessuno le ha potute più vedere. Adesso, grazie alle fedeli riproduzioni di Gatti, sono nuovamente disponibili a Siena e il pubblico può «entrare» virtualmente nella tomba «del Leone» ed apprezzarne le proporzioni volumetriche e i giochi prospettici. A Chiusi, invece, nelle sale espositive del laboratorio annesso al Museo Archeologico Nazionale, una sezione importante è dedicata alla scultura arcaica, prodotta dalle botteghe dell'etrusca Clevsi - tra il tardo VII e la fine del VI sec. a.C-. Un esempio straordinario è il cosiddetto Plutone, un pezzo eccezionale di figura maschile seduta su un trono dalla larga spalliera ricurva. Con il busto, cavo, progettato per contenere le ceneri del defunto. Agli inizi di novembre, compiendo quello che sembra essere un suo particolare destino, la collezione Bonci-Casuccini riprenderà il mare e gli «Etruschi» ritorneranno a Palermo.
M. Antonietta Calabrò
La collezione Bonci-Casuccini, una delle più grandi collezioni private di reperti archeologici, è stata trasferita a Siena per salvarla da un eventuale destino al Louvre o al British Museum. La collezione, che risale al XVIII secolo, è stata acquistata dal ministro Michele Amari nel 1866 e trasferita a Palermo, dove è stata esposta al Museo archeologico. Oggi, 150 anni dopo, la collezione è stata riportata a Siena, dove è stata esposta nel Museo di Santa Maria della Scala. La mostra include reperti archeologici etruschi, tra cui statue, urne e bronzi, e una riproduzione dell'affrescatura della tomba del Colle Casuccini.
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