Per dove passerà il futuro edilizio di Milano è presto detto: da quel poco di inedificato privato che cè, dalle aree demaniali (principalmente scali ferroviari e demanio militare), dalle delocalizzazioni e dalle aree industriali dismesse di piccole e media dimensioni ancora non trasformate. Solo queste ultime rappresentano quasi il 4 del territorio cittadino. Cominciando di qui abbiamo una polverizzazione di occasioni diffuse soprattutto nella fascia nord e sud di Milano. In passato molte di queste piccole aree industriali hanno visto i loro edifici trasformati in loft, parola che nasconde una realtà diffusissima: gli edifici industriali vincolati dal piano regolatore si trasformano in laboratori artigiani, si fa per dire, con soggiorno, bagni, camere da letto e cucina. Chi compra questi spazi, che non hanno pagato oneri di urbanizzazione da casa dabitazione, sa che non sono legalmente destinati alla residenza, corre un rischio modestissimo e ne fa la sua casa, e spende circa il 30 in meno. ----------------- Aggiungiamo una cosa non trascurabile: molti di questi loft hanno spazi inusuali interessanti, magari anche un giardinetto interno; sono qualcosa di ben diverso da un appartamento in un quartierone come a Rubattino, alla Bicocca o alla Bovisa: più libertà e più fantasia. Allora perché no, nel paese dei condoni? Tra i tanti peccati urbanistici questo mi sembra veniale. Per tutte le piccole aree industriali solo il "laissez faire"? Credo di no, ma va pensata una norma intelligente che, facendo pagare il dovuto di oneri, lasci sopravvivere questa domanda di chi vuol fantasia. Non dimentichiamo che qualche area di queste servirà a riequilibrare le necessità di standard, in particolare il cosiddetto verde di prossimità che tanto manca nel nord di Milano. Oggi la norma sulla trasferibilità degli standard non dovrebbe, se usata ragionevolmente, porre problemi di indennizzo dei proprietari. Le aree demaniali sono invece unoccasione del tutto simile a quella delle grandi aree industriali dismesse: solo le ferrovie ne hanno per un milione e seicentomila metri quadrati. Qui il dibattito si fa duro. Il Comune ha fatto una convenzione in base alla quale una parte delle aree andrebbe al Comune stesso ed i ricavi che le Ferrovie otterrebbero dalla vendita della loro parte, resa edificabile, sarebbero investiti nel miglioramento della loro rete per la parte che interessa la città. Chi controllerà questi investimenti? Il governo, in particolare questo penso, dovrebbe chiedere alle Ferrovie di cedere le loro aree gratis alla collettività locale che, col solo fatto di esistere, di abitare e di esser divenuta città, le ha valorizzate. Sono aree che servono a tutto: per il verde, per la casa a prezzo contenuto, per le infrastrutture del vivere civile, per tutti quegli usi che non possono sopportare il costo di mercato delle aree edificabili. Lo stesso discorso vale per le aree del Demanio Militare e del Ministero della Giustizia (il carcere di San Vittore ed il Palazzo di Giustizia), anche qui quantità rilevantissime, più di due milioni di metri quadrati in parte inutilizzati come la Piazza dArmi lungo via Novara. Che farne? Come gestirli? Intanto esiste un problema di "magazzino": un Comune non può non avere aree di riserva per necessità che oggi non immaginiamo nemmeno e poi in ogni caso vengono al pettine vecchi nodi irrisolti come il trasferimento del Palazzo di Giustizia e la realizzazione da tempo ventilata di una cittadella giudiziaria. Forse nel vecchio palazzone piacentiniano potremmo metterci la BEIC Biblioteca Europea di Informazione e Cultura- quella che a Porta Vittoria non nascerà mai. Ma cè altro ancora se arriviamo a parlare di delocalizzazioni, a cominciare dai depositi vetture di ATM. Volutamente non parlo delle aree comunali in senso stretto perché dovrei parlare del Parco Sud e questo è un tema che merita una riflessione ben più ampia die queste poche righe e che per me poi si riassumerebbe in unopinione massimalista: il parco non si tocca. Anche senza Parco Sud le aree sulle quali giocare il destino di Milano non sono poche e questa è lultima occasione dopo la stagione delle grandi aree industriali dismesse. Dobbiamo parlare di obbiettivi, di tempi, di dee sul futuro della città. Chi oggi governa Milano ha buttato sul tavolo tutto quel che era possibile buttare, unintera cassetta di attrezzi disordinata ma ricca, il lascito della centenaria bottega dellurbanistica. A questo punto si deve aprire un dibattito con la città, i suoi abitanti e con lopposizione, taciturna. E semplice opporsi a singoli provvedimenti, più difficile pensare ad un piano alternativo che rispecchi una nuova organica cultura urbanistica riformista. Se questa esiste è il momento di farla venire allo scoperto.
MILANO. Loft, stazioni e caserme Ecco il futuro della città
Il futuro dell'edilizia di Milano è segnato da aree demaniali, aree industriali dismesse e delocalizzazioni. Le aree industriali rappresentano il 4% del territorio cittadino e sono state trasformate in loft con spazi inusuali e interessanti. La norma sulla trasferibilità degli standard non dovrebbe porre problemi di indennizzo dei proprietari. Le aree demaniali, come le ferrovie e il demanio militare, offrono opportunità per il verde e la casa a prezzo contenuto. Il governo dovrebbe chiedere alle Ferrovie di cedere le aree gratis alla collettività locale. Lo stesso discorso vale per le aree del Demanio Militare e del Ministero della Giustizia.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo