IMOLA (Bologna) Anche i musei, in tempi di comunicazione globale, devono avere un appeal: incuriosire, attrarre, motivare i visitatori, giusto per usare il linguaggio degli esperti di gestione. Beni artistici e managerialità sono fianco a fianco, adesso cosa molto rara in Italia per far nascere, a Imola, il museo del pianoforte. Da una parte, come "casa madre", c'è la celebre Accademia Pianistica Internazionale, la scuola imolese di alta formazione musicale da cui è nato, anche Da Bach a Bartók, un festival d'eccellenza; e c'è, con l'Accademia, la collezione Scala, un tesoro di 109 pianoforti che brilla per due eccellenti ragioni: copre tutte le fasi storiche della vita dello strumento, ed è fatto di pezzi "vivi", tutti ancora in grado di suonare, insomma. L'altro interprete del progetto destinato a far nascere il nuovo museo delle tastiere nei saloni di Palazzo Sassatelli entro il 2004 è a Bologna, all'università. Al business plan del museo non c'è da spaventarsi di questi termini, ormai lavora infatti l'economista Luca Zan presidente di GIOCA, il corso di specializzazione posi laurea in Gestione e Innovazione delle Organizzazioni Culturali Artistiche (le iscrizioni per il nuovo biennio scadono il 9 settembre; numero programmato e test d'accesso). Spiega Zan, che lavora al programma-Imola insieme a due studentesse del GIOCA, a un dottorando e alla coordinatrice organizzativa del corso Allison Hoeltzel: «Bisogna sfatare l'idea che una collezione così preziosa possa "rendere" al di fuori di una gestione istituzionale ben definita, e naturalmente trasparente. Lo richiede, tra l'altro, la complessità crescente delle procedure richieste dallo Stato». Ma come sarà il nuovo museo? «Innanzitutto dice ancora Zan sarà un museo che suona. Potrà funzionare inizialmente 24 ore la settima, su prenotazione, e sarà focalizzato su studenti, o appassionati». Museo che suona vuoi dire che il visitatore potrà ascoltare, grazie alla mano degli interpreti famosi che transitano per Imola, o dei maestri dell'Accademia, veri e propri concerti con gli strumenti esposti. E i musicofili sanno quanto è diverso il suono di un fortepiano da quello del pianoforte moderno. Un museo da concerti, si potrebbe anche dire, in cui Mozart, per fare solo un esempio, potrebbe moltiplicarsi al nostro orecchio. Il nodo delle risorse (anche umane) è quello con cui ci si misurerà, adesso, a partire dalla partecipazione degli enti locali: un tasto non facile, da suonare bene.