Roma Un appello a Francesco Rutelli perché sia tutelato il paesaggio dellagro romano. In una lunga lettera al ministro dei Beni culturali, un centinaio di funzionari della Soprintendenza archeologica della capitale chiede che sia salvaguardato il patrimonio storico illustrato da schiere di vedutisti e celebrato da Goethe, Stendhal e Chateaubriand. Quel paesaggio, che racchiude ricchissime testimonianze antiche, è ora oggetto di «appetiti speculativi», scrivono archeologi come Rita Paris, che dirige Palazzo Massimo e tutta lAppia antica, Maria Antonietta Tomei, che ha la responsabilità del Museo delle Terme, Matilde De Angelis e Alessandra Capodiferro, che guidano Palazzo Altemps, Livia Irene Iacopi, cui spetta la tutela dei Fori e del Palatino, e Roberto Egidi, che cura il Suburbio. Nellappello, sottoscritto anche da architetti e assistenti di scavo, si sostiene che la campagna intorno a Roma «appare oggi quasi completamente cancellata nei suoi originari caratteri, deturpata e svilita da unurbanizzazione incontrollata e sparsa a macchia dolio». Il nuovo Piano regolatore della città, scrivono i funzionari della Soprintendenza, poteva essere unoccasione per porre rimedio a questo consumo di suolo pregiato. E invece esso «riduce ulteriormente lagro romano e porta la superficie urbanizzata da 41 mila a 56 mila ettari circa». A Rutelli si chiede di intervenire «per rafforzare la competenza dello Stato per la tutela del paesaggio e in particolare del paesaggio archeologico, rendendo obbligatorio e vincolante il parere delle Soprintendenze». Un allarme sulla sorte della campagna romana (un territorio vastissimo: il Comune di Roma è grande 129 mila ettari) viene anche da un convegno di Italia Nostra dedicato ad Antonio Cederna. Lassociazione chiede che si crei «un fondo nazionale per lacquisizione al demanio indisponibile delle aree della campagna romana a rischio». Al convegno è intervenuto Walter Veltroni, che ha difeso loperato della sua giunta. «Roma», ha detto il sindaco, «è una città che cresce ma non stravolge se stessa. In questi anni la capitale si è trasformata da città semi-morta dei ministeri a città viva. Tutto questo investendo sul bello, sul ritorno dellarchitettura contemporanea e insieme mantenendo lintensità che le deriva dalla sua storia».