Gli egiziani chiedono il reperto in prestito, ma il museo di Berlino non si fida I tedeschi, accusati di aver rubato lopera, si difendono: legalmente presa dagli archeologi Si temono danni nel trasporto, ma il Cairo ribatte: "Ha resistito al viaggio nel 1913" -------------------------------------------------------------------------------- dal nostro corrispondente BERLINO - Una nuova guerra infuria in Medio Oriente. Anzi, tra il cuore del mondo arabo e il cuore dellEuropa. Niente paura: non partono i soldati, non piovono le bombe. La nuova guerra è un Kulturkampf, uno scontro sulla politica culturale, che però minaccia di lasciare strascichi duraturi di incomprensione e diffidenza. LEgitto vuole che la Germania gli restituisca, anche se ufficialmente solo in prestito per unesposizione al Cairo, il mitico busto trimillenario della bellissima regina Nefertiti. La Germania non si fida, e si rifiuta: teme che Nefertiti venga danneggiata nel trasporto, o che una volta arrivata al Cairo poi non venga più restituita. La guerra dellarte tedesco-egiziana è un fastidioso incidente di percorso per la presidenza di turno tedesca dellUnione europea, e per la diplomazia con ambizioni globali della cancelliera Angela Merkel. Un accordo appare difficile. E ancora una volta, torna alla ribalta un conflitto quasi irrisolvibile. Tra le grandi potenze di ieri o di oggi che salvarono patrimoni dellarte antica trafugandole e portandole nei loro musei, come fecero il Regno Unito con i Fregi del Partenone (chiamati Elgin Marbles perché Lord Elgin li trafugò salvandoli). E i paesi dove quei tesori dellarte furono creati. Paesi ieri o ier laltro colonie, o Stati occupati da potenze terze, come la Grecia oppressa dallImpero ottomano, ma oggi nazioni indipendenti, decise al primato della politica culturale e dellidentità millenaria. Zahi Hawass, direttore generale dellamministrazione egiziana di gestione del patrimonio dellarte antica, è su tutte le furie. «Non posso crederci», dice a Der Spiegel. «Non posso credere che politici responsabili come il sottosegretario alla Cultura tedesco Bernd Neumann e il direttore del museo egizio di Berlino, Dietrich Wildung, prendano posizioni di rifiuto così irresponsabili. In tal modo pongono in pericolo linsieme della collaborazione culturale e scientifica tra i nostri due paesi». I toni sono duri, da entrambe le parti. Compromessi o mediazioni appaiono lontane. Sia per la Germania che per lEgitto sono in gioco interessi di prestigio e dimmagine della capitale e del paese. Il busto della splendida Nefertiti, che è sopravvissuto ad almeno tremila anni di Storia, avrebbe forse preferito risparmiarsi questa disavventura. Come poche altre opere darte al mondo, è una creazione che simboleggia limmortalità della bellezza. Il volto perfetto della giovane regina, ad ammirarlo oggi a Berlino, toglie il fiato ancora come tre millenni fa. Solo un occhio è incompleto, manca della riproduzione della pupilla. Il busto di Nefertiti è uno dei tesori darte più visitati dai milioni di turisti che ogni anno sbarcano nella bella, vivace capitale del cuore dEuropa. E dopo la caduta del Muro e la riunificazione, riorganizzare lantica neoclassica Isola dei Musei costruita ai tempi del Kaiser, e farne un insieme unico sul modello del Grande Louvre di Parigi, è un progetto prioritario della nuova Germania unita. In quel progetto, Nefertiti è centrale. E i tedeschi hanno troppa paura che gli egiziani chiedano il busto in prestito per tre mesi per poi, una volta avutolo, tenerselo per sempre. «Timori assurdi, noi rispettiamo gli accordi internazionali. Datecelo per la mostra, e tre mesi dopo lo restituiremo alla Germania», assicura Zahi Hawass. I tedeschi non sembrano convinti, temono anche danni di trasporto. «Ma che sciocchezze», replica legiziano, «Nefertiti sopravvisse al trasporto dallEgitto alla Berlino del Kaiser nel 1913, quando non esistevano i sofisticati mezzi di trasporto di allora. E fu trafugata con linganno, illegalmente: i tedeschi imbrattarono il busto di fango per nasconderne ai doganieri linestimabile valore». Il duello su Nefertiti continua. E aggrava la tensione in altri confronti sul patrimonio culturale dellumanità. Monaci egiziani chiedono a musei e archeologi di Lipsia, Londra e San Pietroburgo la restituzione dei frammenti residui del Codex sinaiticus, la più antica Bibbia scritta del mondo. Ad Atene, la fierezza è bipartisan: sia i conservatori di Nea Demokratia al potere, sia i socialisti del Pasok allopposizione, rivedrebbero volentieri i Fregi del Partenone sul tempio in restauro che troneggia sullAcropoli, simbolo dellalba dellOccidente. Nella Vecchia Europa, molti ricordano che senza la volontà insieme di saccheggio e salvezza dellarte antica da parte delle potenze di ieri, quei tesori oggi non farebbero litigare nessuno perché sarebbero finiti distrutti da guerre e violenze in patria. Dire chi abbia torto e chi ragione è terribilmente più difficile che non ammirare la bellezza immortale degli Elgin Marbles o la seducente Nefertiti.