In Sicilia sud orientale si cerca il petrolio La Phanther Eureka Usa interessata alle ricerche La Regione ha sospeso i permessi ma il Tar ha annullato la delibera per un vizio di forma -------------------------------------------------------------------------------- Dalla fantasia alla realtà, servirebbe proprio un paladino come lui per fermare la dissennata ricerca del petrolio che minaccia di sconvolgere la Sicilia sud-orientale, lequilibrio naturale del suo territorio, la sua vocazione turistica e culturale. Le trivelle, fortunatamente, ancora non si vedono. Ma per grazia ricevuta i capolavori del Barocco si possono vedere e ammirare in tutto il Val di Noto - al maschile, da vallo - più o meno come furono costruiti, o meglio ricostruiti, dopo il terremoto del 1693. Sono lì da tre secoli, incastonati come gioielli in unarea pari a un terzo di tutta lisola, distribuiti dalle prodighe mani dellarte e della storia in un arco di otto Comuni: da Catania a Noto, Ragusa, Caltagirone, Militello, Modica, Scicli e Palazzolo Acreide. Un tesoro unico al mondo, irripetibile e inestimabile, dichiarato dallUnesco patrimonio mondiale dellumanità. Oggi i palazzi e i monumenti del tardo Barocco siciliano non tremano per i movimenti della terra, ma per la minaccia delle ricerche petrolifere sottoterra che la società americana "Panther Eureka" è stata autorizzata a effettuare dalla Regione. O per lesattezza, dallex assessore allIndustria, Marina Noè, in aperto conflitto con i suoi interessi imprenditoriali nei cantieri navali di Augusta, il porto del Petrolchimico. E il pericolo incombe nonostante che successivamente la stessa Giunta regionale, presieduta dal discusso governatore Totò Cuffaro, abbia deciso il 20 maggio 2005 di sospendere il rilascio dei permessi, su proposta dellex assessore ai Beni culturali, Fabio Granata, esponente di quella "nuova destra" che cresce sotto le insegne di Alleanza nazionale. Impugnata davanti al Tar, la delibera è stata poi annullata per un paradosso giudiziario, perché non recava la firma dellassessore che aveva rilasciato "motu proprio" i permessi. Eppure, il documento della Giunta regionale non lascia dubbi di sorta. Si parla, testualmente, di «straordinaria rilevanza del patrimonio ambientale, paesaggistico e monumentale» e per contro di «alto rischio che i progetti di prospezione, ricerca e sfruttamento degli idrocarburi possano arrecare danni irreversibili». La delibera ricorda inoltre che lUnesco, per concedere il suo riconoscimento, ha chiesto come condizione imprescindibile un «piano di gestione» che vincoli il territorio e il suo sviluppo a «un uso compatibile e sostenibile». E infine, viene sancito esplicitamente che tutto ciò non è compatibile con lo «sfruttamento di eventuali giacimenti di idrocarburi liquidi e gassosi». Respinti con voto segreto da un inedito asse trasversale Forza Italia-Ds i due articoli con cui Granata tendeva in extremis a vietare le trivellazioni petrolifere, durante un rimpasto della Giunta lo scomodo ex assessore ai Beni culturali venne trasferito - "promoveatur ut amoveatur", come si dice in linguaggio curiale - al Turismo e qui reso praticamente inoffensivo. Poi, pur avendo raccolto circa novemila preferenze alle ultime regionali, una maligna compilazione delle liste lo ha privato a sorpresa della rielezione. E così, Gianfranco Fini gli ha affidato la responsabilità del settore culturale di Alleanza nazionale, chiamandolo a Roma, dove si divide con lincarico di vice-sindaco di Siracusa, la città di Archimede e del Teatro Greco. Il fatto è che questa "guerra di Noto", per dire la contrapposizione fra chi vuol difendere le antiche ricchezze del Barocco in superficie e chi vuole cercarne invece altre nel sottosuolo, scaturisce da uninfausta legge regionale approvata nel 2000, sotto la presidenza di Angelo Capodicasa, oggi viceministro delle Infrastrutture, deputato dellUlivo. Fu quel provvedimento a liberalizzare le trivellazioni gas - petrolifere in nome della «pubblica utilità», aprendo la strada allassalto del territorio in spregio alla normativa ambientale, nazionale e comunitaria. Tantè che a luglio il ministro dellAmbiente, Alfonso Pecoraro Scanio, ha dovuto inviare un altolà allattuale presidente della Regione siciliana per ricordargli che, in base alla "Direttiva Habitat", è lo Stato a rispondere di eventuali violazioni. E il 12 marzo scorso il Wwf ha chiesto ufficialmente al ministro la revoca delle autorizzazioni, perché prive di Valutazione di impatto ambientale e Valutazione di incidenza. Al colmo del paradosso, come ricorda sconfortato lex assessore regionale Granata, cè il dato che - tra il 2001 e il 2006 - lUnione europea ha investito 380 milioni di euro in questarea, per promuoverne la valorizzazione turistica e culturale. Un mare di soldi che ora rischia di essere inquinato dal petrolio, ammesso poi che si trovi veramente. Nel frattempo, il danno economico e dimmagine sarebbe comunque gravissimo: le trivelle e i pozzi di petrolio respingerebbero un flusso turistico in ripresa, invertirebbero una tendenza in atto e condannerebbero definitivamente questa parte della Sicilia a un destino estraneo alla sua storia e alla sua tradizione. Poi - avverte il presidente del circolo locale di Legambiente, Nuccio Tiberi - cè anche il problema dellassetto idrogeologico. «Le perforazioni del terreno minacciano di inquinare le falde freatiche. E senzacqua, i contadini abbandonerebbero presto le campagne, aumenterebbero i rischi di incendio e il degrado sarebbe inevitabile». Per quanto apocalittica possa apparire, non è certamente una prospettiva da trascurare. È per tutte queste ragioni che, sabato 17 marzo, duemila persone sono scese in piazza armate di striscioni, bandiere, palloncini e tamburi, nel tentativo di mobilitare lopinione pubblica locale contro linvasione dei texani. Si chiama "No-Triv", per assonanza con il fronte "No-Tav" della Val di Susa, si chiama il comitato popolare guidato dal battagliero Vincenzo Moscuzza. Ma forse, come ha auspicato durante la manifestazione il vescovo di Noto, monsignor Giuseppe Malandrino, sarebbe meglio ribattezzarlo "Pro-Svil", cioè a favore dello sviluppo. O meglio ancora, "Sì-Cult", a favore della cultura, dellambiente e del turismo. «A volte - confida Corrado Valvo, sindaco di Noto per Alleanza nazionale - abbiamo la sensazione di fare i donchisciotte. Ma questa non è una battaglia politica, va al di là degli schieramenti. È nellinteresse di tutta la popolazione». E perciò ha concesso uno spazio per un banchetto del comitato "No-Triv" nellingresso del Municipio, lo storico palazzo Ducezio, proprio di fronte alla maestosa Cattedrale che sta per essere riaperta al pubblico dopo un lungo restauro. Certo, lopposizione popolare è importante e può avere i suoi effetti. Ma evidentemente non basta per fermare lavanzata delle trivelle: anche perché qui si tratta di un caso che travalica lambito locale, un caso dinteresse nazionale o addirittura internazionale, se è vero che la Sicilia è la regione con la più alta concentrazione di siti inseriti nella World Heritage List dellUnesco, il più grande giacimento culturale dellintero pianeta. «A questo punto - sollecita Granata - spetta alle Sovrintendenze di Siracusa e di Ragusa intervenire per porre un vincolo paesaggistico». Poi, la partita passerà nelle mani del nuovo assessore ai Beni culturali, Nicola Leanza, esponente del movimento autonomista. E se la Sicilia non riesce a rivendicare e a salvaguardare la propria autonomia su questo fronte, non si vede proprio su quale altro potrà più difenderla.
la Repubblica
23 Aprile 2007
Val di Noto, lo spettro delloro nero - Minacciati dalle trivelle i capolavori del Barocco
GI
Giovanni Valentini
la Repubblica
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Bene culturale
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