Grazie alla collaborazione tra Università e Fondazione Cariverona la città si propone come centro regionale di eccellenza In cantiere un laboratorio di analisi non invasive e un master universitario Verona si mette in pole position per il futuro centro regionale di eccellenza per il restauro grazie alla collaborazione tra Università di Verona e Fondazione Cariverona. È stato infatti grazie al finanziamento congiunto tra i due enti che è nato presso il dipartimento di Studi storici, artistici, archeologici e geografici dell'ateneo il Laniac, ossia il Laboratorio di analisi non invasive su opere d'arte antica e contemporanea. Si tratta di un centro di ricerca concepito come un laboratorio mobile. Le strumentazioni di cui dispone, infatti, oltre a essere assolutamente non invasive, ossia a non aggredire fisicamente o chimicamente le opere, sono tutte portatili, cosicché le opere d'arte possono essere studiate nella loro sede abituale, senza venire sottoposte a spostamenti che potrebbero essere dannosi. Le modernissime tecnologie spettroscopiche consentono di studiare sia i materiali di ogni tipo - pigmenti, leganti, resine, metalli e via dicendo - sia altre caratteristiche importanti, tanto nelle opere policrome, quanto in quelle monocromatiche. E ciò in vista di una loro conservazione ottimale, come della comprensione della tecnica esecutiva da parte dell'autore ai fini della ricerca storico-artistica, oppure per avere le basi da cui partire per un futuro restauro. Gli strumenti, inoltre, possono essere impiegati anche per esami ambientali, su elementi inquinanti, suoli, scorie, liquidi o altro, o industriali. Infine, essendo in rete con altri centri universitari e privati, sia veneti sia di altre regioni, il Laniac è in grado di offrire, nel caso servissero, altre tipologie di analisi, tanto non invasive quanto micro-distruttive, ossia con piccoli prelievi di materia da sottoporre poi a studio, magari per avere delle datazioni. Anche i privati, tanto i singoli cittadini quanto le gallerie d'arte o antiquarie, possono ricorrere - ovviamente a pagamento - al Laniac, per ogni tipo di indagine. Qualcuno potrebbe fare così scoperte molto interessanti sulle opere di cui è in possesso. Ma un altro punto di vantaggio del Laniac, che in futuro potrebbe essere collegato al centro che aprirà il Museo Puskin di Mosca in collaborazione con Fondazione Cariverona a Castel San Pietro, in virtù del protocollo d'intenti firmato nei giorni scorsi, è di essere collegato al master universitario in diagnostica e conservazione dei dipinti antichi, il cui bando per la seconda edizione scadrà a fine mese. Il master si pone come obiettivo quello di perfezionare una laurea di primo livello in Scienze dei Beni culturali, con particolare attenzione proprio alle modalità di analisi diagnostica dei dipinti antichi, fornendo informazioni specialistiche sui supporti, sulle tecniche di esecuzione e sulle più idonee tipologie di intervento ai fini della loro ottimale conservazione. Un ampio ventaglio di moduli specificamente calibrati sul tema dell'analisi e della diagnostica dei dipinti antichi, consentirà allo studente di proporsi con adeguata preparazione nei campi della ricerca storico-artistica, della tutela e del restauro, in ambiti accademici e strutture pubbliche e private di conservazione. La capacità di utilizzo di alcune fra le più innovative tecnologie adottate dai più avanzati laboratori consentirà di far valere una adeguata preparazione di base per storici dell'arte, ispettori e soprintendenti ai Beni Artistici e Architettonici, restauratori e operatori nel campo della conservazione od operatori nel campo del mercato dell'arte. Una buona notizia per chi intendesse iscriversi, poi, è il costo relativamente contenuto grazie all'uso dei fondi sociali europei. L'iscrizione costa 500 euro e a dieci frequentanti sarà poi restituita. Direttore sia del master sia del laboratorio è la professoressa Loredana Olivato, ordinaria di Storia dell'arte moderna, e i posti a disposizione sono 15, più cinque uditori. (g.b.)