Torino conserva l'autoritratto attribuito a Leonardo. Pensare di valorizzarlo (cioè renderlo più visibile al pubblico) non può prescindere da un'oculata gestione dell'opera. Anzi: la buona gestione dell'arte è parte della valorizzazione stessa, e viceversa. E ancora: non saranno possibili operazioni come il trasferire beni a una società la Patrimonio Spa che poi li passa alla Infrastrutture Spa perché li venda. L'alienazione di un singolo bene sarà ammessa soltanto con una specifica legge dello Stato, dietro parere del ministero per i Beni culturali, purché vi sia una «maggiore convenienza culturale collettiva in ragione della crescita culturale e civile». Questi sono alcuni dei cardini della proposta di legge sui beni culturali presentata a fine luglio dai Ds e che vede, come prime firme Maria Chiara Acciarini al Senato, Franca Chiaromonte e Giovanna Grignaffini alla Camera. Il testo è in divenire e verrà discusso con gli altri parlamentari. E parte da un dato di fatto: la riforma del titolo V della Costituzione ha assegnato la tutela dei beni culturali allo Stato, mentre la legislazione sulla valorizzazione è «concorrente», ovvero hanno voce in capitolo sia Stato che Regioni. «Partiamo dai seguenti principi - dice la senatrice Maria Chiara Acciarini -: la responsabilità pubblica sull'intero patrimonio culturale, il quale ha un valore identitario, l'interesse collettivo, il diritto di fruizione dei cittadini». Su ogni atto che interessa un dipinto, un palazzo, o un qualsiasi altro bene culturale «devono valere standard minimi in tutto il Paese, dalla Basilicata al Veneto». Il potere di vincolo resta ai rappresentanti statali sul territorio: i soprintendenti che mantengono la loro autonomia e rispondono a Roma, mentre al contempo si rafforza il soprintendente regionale. «Non come longa manus del potere, che gestisce gli altri soprintendenti dell'area, ma come cerniera con Regioni, Province, Comuni, rafforzandone il suo ufficio, dando personale, fornendogli autonomia tecnico scientifica», chiarisce Acciarini. Finora queste figure hanno funzionato poco, sono rimaste senza strutture: «Vero, ma non buttiamo via il bambino con l'acqua sporca. L'idea è avere un soggetto statale che vive il territorio». Sui delicati rapporti Stato-Regioni-enti locali le tre parlamentari prevedono nuovi organismi: una Conferenza nazionale per il patrimonio culturale dove ministero e Regioni fissano un programma triennale; le Conferenze regionali che individuano interventi, priorità, elaborano piani regionali, cui partecipano anche Comuni, Conferenza episcopale, associazioni professionali, l'università. Ancora: il testo di Acciarini-Chiaromonte-Griffagnini vuole chiarire che le amministrazioni regionali devono conformarsi alla legge statale quando legiferano o scrivono i regolamenti. «Tendiamo a oscillare fra due estremi: o il centro comanda tutto o, se scatta l'autonomia, deve saltare ogni collegamento. Le conferenze nazionali vogliono essere luoghi dove ci si coordina e si ragiona insieme». Su formazione e reclutamento del personale, infine, il testo propone albi nazionali per archeologi, storici dell'arte e dell'architettura, restauratori, conservatori di museo, bibliotecari e archivisti.
Beni culturali, l'interesse è pubblico. Una proposta dei Ds
La proposta di legge sui beni culturali, presentata dai Ds, prevede la tutela dei beni culturali allo Stato e la valorizzazione attraverso la gestione pubblica. Il testo propone standard minimi per la tutela dei beni culturali in tutto il Paese, il potere di vincolo ai rappresentanti statali e la rafforzamento del soprintendente regionale. La legge prevede anche la creazione di nuovi organismi, come la Conferenza nazionale per il patrimonio culturale e le Conferenze regionali, per coordinare gli interventi e priorità. Il testo vuole chiarire che le amministrazioni regionali devono conformarsi alla legge statale e propone albi nazionali per la formazione e il reclutamento del personale.
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