Una coppa attica a vernice nera; un cumulo di tegole, embrici e terrecotte architettoniche. Sono i segni inequivocabili di una scoperta archeologica che riapre la finestra sullo straordinario passato antico dell'isola verde: Pithecusa, la prima colonia greca d'occidente. Sulla collina di San Pietro, a ridosso del versante nord-orientale del porto ischitano, durante i lavori per lo scavo del depuratore di Ischia e Barano previsto dal progetto finanziato dal Commissariato di governo per l'emergenza bonifiche e tutela delle acque nella regione Campania, sta infatti venendo alla luce un santuario sul mare, costruito nel sesto secolo avanti Cristo. Un edificio di culto, innalzato lontano dalla baia di Lacco Ameno, il primo approdo dei greci d'Eubea che vi avevano stabilito, nell'ottavo secolo, l'importante insediamento che sarebbe poi diventato, di lì a poco, il ponte per la fondazione di Cuma e la conquista della penisola. Il ritrovamento, che ridefinisce la mappa degli studi di settore a livello locale, era un po' atteso, anche se non era presumibile che potesse avere tale rilevanza. Infatti la Soprintendenza archeologica di Napoli e Caserta, diretta da Maria Luisa Nava, aveva disposto la presenza di personale specializzato sul cantiere.