MILANO La guerra non è santa e non è politica. Non ha credo e non ha colore. Gli amministratori che la combattono, lo fanno solo per una «questione di decoro» considerato, a seconda dei punti di vista, a rischio oppure no. Dei primi fa parte il non compatto Comune di Milano (centrodestra), che ha chiesto alla Prefettura di rispolverare una vecchia ordinanza per vietare a turisti e non di stare seduti sui gradini del Duomo. Ma anche i Comuni di Capri (lista civica), Venezia e Modena (centrosinistra). Dei secondi fa parte il Comune di Firenze (sempre centrosinistra) che, lo stesso divieto, in vigore per tutto lo scorso mese di agosto, ha deciso di toglierlo. Guai però a parlare di «marcia indietro»: «Passata la tempesta ferragostana, abbiamo deciso di revocare il divieto di stare seduti sugli scalini di Santa Maria del Fiore e degli altri monumenti cittadini. Ma sia chiaro: resta quello di bivacco». Di sdraiarsi, di mangiare, di spogliarsi più del dovuto. Di stare, insomma, sul sagrato del Duomo come al mare. Da Firenze a Modena, fino a Mantova e Pavia, il divieto alla «seduta selvaggia» è stato applicato tirando fuori dal cassetto vecchi regolamenti delle polizie municipali. In alcuni casi ritrascritti in ordinanze ad hoc dalle amministrazioni comunali. A Milano l'ordinanza che vieta di sedere sul gradini del Duomo è stata firmata nel '95 dall'allora sindaco Marco Formentini. Oggi per lui non ha più senso, ma uno del suoi successori alla guida di Palazzo Marino, l'assessore alla Sicurezza Guido Manca, l'ha rispolverata e il 21 agosto l'ha inviata alla Prefettura perché venisse applicata «per motivi di decoro e di sicurezza». Ma il vicesindaco Riccardo De Corate ribadisce: «L'intensificarsi dei controlli dipende dalla questura. Richiami e sanzioni scattano solo per i grandi maleducati: tedeschi e giapponesi potranno continuare a riposare all'ombra della Madonnina». A Firenze, il cartello «vietato sedersi e sdraiarsi» tolto dal sagrato di Santa Maria del Fiore, è un «arrangiamento» di un decreto del 1932. «Stiamo pensando a un nuovo regolamento», dice l'assessore alla Polizia municipale, Graziano Cloni. Nostalgia di una legge nazionale? Neanche a parlarne: «Ogni comune fa a sé». E quanto alla «marcia indietro» che «marcia indietro non è»: «Abbiamo smilitarizzato i comportamenti. Seduti sui gradini del Duomo si può stare. Purché composti. E si può pure mangiare il gelato. Se si butta però il tovagliolino per terra scatta la sanzione». Cinquanta euro di multa: 55 quelle staccate ad agosto. A Venezia resta invece affisso in piazza San Marco il cartello in quattro lingue: «Vietato sedersi e sdraiarsi». Là il regolamento della polizia municipale del 1987 è stato trasformato in un'ordinanza comunale ad agosto. «Siamo stati noi a fare scuola», rivendica il primato il vicesindaco Michele Mognato. «Turisti e veneziani devono capire che Piazza San Marco è un museo a ciclo aperto e come in un museo ci si deve comportare». Passi la pausa per riposare o il gelato. «Ma per i trasgressori le multe (una decina in agosto), vanno dai 25 ai 500 euro: ora dobbiamo pensare ad estendere l'ordinanza». Un'altra rivendicazione del primato arriva dal sindaco di Capri, Costantino Federico: «Tre anni fa abbiamo affidato a un pensionato volontario il compito di limitare la sosta dei turisti sulla scalinata che porta alla chiesa. Da quest'anno a un'ordinanza che prevede sanzioni da 50 a 500 euro». Sulla scalinata non solo non si può bivaccare, ma non ci si può neppure sedere. Per una questione di decoro e insieme di «sopravvivenza»: «E' l'unico accesso a due quartieri dove vive un terzo del paese». C'è poi Modena, dove per anni il «decoro» sul sagrato del Duomo è stato fatto rispettare grazie a un regolamento del 1603. Nel '90 ci ha pensato il sindaco Giuliano Barbolini a trasformarlo in un'ordinanza: è vietato bivaccare, arrampicarsi sulle pareti e sedersi sugli scalini del Duomo. «Ad eccezione di quelli della facciata Sud per non tradire le tradizioni della città». «Sagrato che vai regolamento che trovi», dice il presidente dell'Anci Lombardia, Giuseppe Torchio. Che elenca: «A Mantova il decoro è fatto rispettare sulla base di un regio decreto del 1939, cosi anche a Pavia. A Como c'è un regolamento che tutela tutti i monumenti, a Lodi uno che vieta di utilizzare gli scalini del Municipio come bar». E nella città delle chiese e delle cattedrali? «Nessun regolamento specifico», dice il comandante della polizia municipale del centro di Roma, Angelo Giuliani. «Bivacco punito con sanzioni di 100 euro solo sulla scalinata di Trinità dei Monti». Il problema non si pone invece per il sagrato della chiesa delle chiese: a san Pietro gli scalini sono transennati. Turisti e fedeli per una sosta o un gelato devono cercare l'ombra del colonnato.