«C'è il rischio che questo splendido museo resti una cattedrale nel deserto. L'impegno ora deve essere quello di promuoverlo, inserendolo nella rete dei siti culturali d'eccellenza del Belpaese». Nel giorno della festa Bruno D'Agostino, l'inventore del mito Pontecagnano, invita alla riflessione, puntando il dito, lui «statalista di ferro», sulla necessità di una gestione diversa, che veda insieme le istituzioni ed i privati. «I tempi sono cambiati, bisogna accettare le sfide dell'oggi. Un museo non è contenitore di cultura, altrimenti sarebbe morto. Un museo deve essere produttore di cultura e, perchè no, opportunità di lavoro per i giovani disoccupati dell'arte», fa notare con forza l'ex funzionario della Soprintendenza archeologica ai tempi d'oro di Mario Napoli ed oggi cattedratico all'Orientale di Napoli. Un appello accolto con uno scroscio di applausi, ma quasi destinato a cadere nel vuoto. Già, c'è una nube su questa inaugurazione tanto attesa e non solo dagli studiosi. Gli interlocutori privilegiati di D'Agostino, Stato e Regione, ieri erano assenti. A sostituire Rutelli, i direttori generali Antonia Pasqua Recchia (innovazione tecnologica e promozione) e Stefano De Caro (beni culturali e paesaggistici della Campania). Assenti l'assessore regionale Marco Di Lello e il presidente della Provincia Angelo Villani. L'impegno di rispondere alla provocazione di D'Agostino grava tutto sulle spalle di Luigi Giordano, presidente della commissione cultura di Palazzo Sant'Agostino. «Molto è stato fatto per far nascere il museo, quindici anni di battaglie per ottenere spazi e finanziamenti - avverte - Ora, però, ci dobbiamo mettere al lavoro per il suo futuro. Convocherò un tavolo programmatico, dobbiamo immediatamente approntare un piano di gestione». Concorda De Caro: «Ci vuole un nuovo patto, lo Stato non vuol tirarsi indietro, ma occorre la collaborazione degli enti locali e della società civile». Gli fa eco la Recchia: «Dalle risorse culturali nasce l'economia. L'industria Italia si basa innanzitutto sulla cultura. Con la ricerca affiancata alla innovazione tecnologica ci sarà lavoro per le imprese e per gli intellettuali». Posti di lavoro per i giovani, il museo di Pontecagnano potrà e deve essere un'opportunità notevole, assolutamente da non perdere. E, ad aggirarsi tra le ricche vetrine de «Gli etruschi di frontiera», ci sono loro, i giovani. Tantissimi. Ammirano i capolavori esposti al fianco dei vip. Un parterre di «menti» illustri davvero notevole. Con Luca Cerchiai e la moglie Daniela Giampaola si aggira il mostro sacro dell'archeologia Fausto Zevi. Annuisce entusiasta all'allestimento, «scientificamente perfetto e accattivante», plaude all'opera dei progettisti Giancarlo e Andrea Cosenza. Condivide l'entusiasmo l'etruscologo per eccellenza Giuseppe Sassatelli, commenta l'importanza di Amina con i colleghi Giovanni Colonna e Maria Borghi Iovino. Scambia battute con Angela Pontrandolfo, Giovanna Gabriella d'Henry, Maria Galante e Giovanna Greco dell'ateneo salernitano. Si complimenta con la direttrice del museo Angela Iacoe, che non si sottrae all'abbraccio del vecchio soprintendente di Salerno Werner Johannowsky. Gli archeologi hanno risposto in massa, amici e studiosi, mescolati alla folla di oltre cinquecento persone che ha invaso le sale. Tra loro Maria Luisa Nava, soprintendente di Napoli, dai più additata per il prossimo cambio al vertice della soprintendenza, anche se, si sussurra, con un incarico ad interim. Oggi la prima grande prova, nessuna paura, fioccano le prenotazioni.