Venti forti agitano la vita quotidiana tra le rovine della città distrutta dal Vesuvio duemila anni fa. Da sempre, ma tra il 16 e il 19 marzo venti della potenza di un uragano avrebbero dovuto spazzare Pompei e tutto il circondario per far cadere la colonna rinvenuta a terra un mese fa. «La relazione dei periti stabilisce che per farla crollare erano necessari venti superiori ai 104 chilometri all'ora -spiega il soprintendente Pietro Giovanni Guzzo -. Venti di quella violenza sono definiti uragani. La colonna è stata trovata la mattina del 19 marzo, lunedì, il cantiere dei lavori in cui si trovava era chiuso dal venerdì precedente. Tra il venerdì pomeriggio e l'alba di lunedì 19 a giudicare dai bollettini soffiavano venti deboli. E se c'era un uragano, altro che colonna crollata!». Appunto: la relazione dei tecnici fissa nero su bianco, scientificamente, quanto tutti sapevano. Qualcuno ha faticato per buttar giù quella colonna. Siccome il sito di Pompei richiama 2 milioni e mezzo di visitatori l'anno, siccome, indotto incluso, è il motore economico più florido di un territorio difficile, ha sempre attirato l'interesse della camorra. Quel crollo ha tutto il sapore di un'intimidazione. E lo stesso Guzzo ha parlato recentemente di intimidazioni. Della camorra? Per volere cosa? «Non ho elementi per dire che è un'intimidazione camorristica. La magistratura e la polizia giudiziaria hanno il compito di chiarire la dinamica dell'evento». Ma sente pressioni esterne dalla malavita organizzata? «Selezioniamo le imprese secondo l'elenco della prefettura, applichiamo le previsioni di legge. Sulla camorra non sono mai state prodotte prove. Non è formalismo, più di questo non posso dire». L'eventuale messaggio dietro la colonna crollata non è l'unico grattacapo pompeiano.Il direttore amministrativo della soprintendenza, Luigi Crimaco, aveva proposto di far assumere dalla società esterna che gestisce la biglietteria, la Arethusa, 45 persone per sorvegliare dieci domus di prossima apertura al pubblico. La proposta, che l'assessore al turismo della Campania Di Lello ha bollato come una beffa, su un fronte ha scatenato le ire dei sindacati, su un altro fronte ha spinto lo stesso consiglio d'amministrazione, presieduto da Guzzo, a chiedere un parere sui contratti all'ufficio legislativo del ministero. Il quale ministero, dietro le formule di circostanza, ha stoppato il direttore amministrativo: quelle dieci domus apriranno dopo aver consultato i sindacati, con trattative alla presenza di un rappresentante del dicastero, e con il direttore regionale De Caro a far da garante a fianco di Crimaco. E poi c'è un altro argomento di discussione: nella bozza di riorganizzazione del ministero dei Beni Culturali la soprintendenza di Pompei verrà accorpata a quella archeologica di Napoli. Ma Pompei non è già abbastanza complessa e vasta (include Ercolano e altri siti), da dover marciare da sola? «Per valutare bisognerà vedere come sarà configurata questa ipotesi - risponde Guzzo -. È un problema di risorse. Ma ricordo che la soprintendenza di Pompei è nata 25 anni fa dal frazionamento da quella napoletana. Credo che ritrovare una connessione tra museo archeologico, che ha testimonianze pompeiane, e le aree archeologiche vesuviane sia un obiettivo da perseguire». «L'accorpamento non viene fatto per motivi funzionali ma solo per eliminare la doppia figura dirigenziale ed è un grave errore poiché quando le cose non funzionano si cambiano gli uomini, non si recidono le strutture», scrive invece il segretario della Uil Gianfranco Cerasoli. «La situazione qui non è mai semplice, nonostante le difficoltà però procediamo», conclude Guzzo.
Il mistero della colonna caduta a Pompei. Uragano o intimidazione?
Il crollo della colonna a Pompei è stato causato da venti forti, che hanno superato i 104 km/h. La relazione dei periti stabilisce che erano necessari venti di quell'intensità per farla cadere. La colonna è stata trovata il 19 marzo, e i lavori erano chiusi dal venerdì precedente. La camorra ha potenzialmente messo in atto un'intimidazione, ma la magistratura e la polizia stanno ancora indagando. La direzione della soprintendenza di Pompei ha proposto di assumere 45 persone per sorvegliare le nuove domus, ma il direttore amministrativo è stato fermato dal ministero dei Beni Culturali.
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