Dulcis in fundo. il convegno Cesare Brandi e l'architettura, organizzato dalla Fondazione Bruno Zevi, ha concluso ieri alla Biblioteca Nazionale di Napoli le celebrazioni per il centenario della nascita dei grande storico dell'arte. Fu un rapporto intenso, quello fra il "classico" Brandi e l'anticlassico Zevi, fatto di confronti stimolanti e di contrasti su un terreno di stima profonda. E in questo intreccio di convergenze e divergenze, le differenze restavano ma l'arricchimento era reciproco. Erano avvicinati, questi due indimenticabili maestri, dalla statura teorica, dall'impegno civile, dalla consapevolezza che la qualità di un edificio fosse costituita dallo spazio interno e non da quello esterno, insomma dalla "scenografia" della facciata. «Il cuore del confronto era il problema della tutela dei centri storici e dell'inserimento del nuovo nelle antiche città italiane», dice Adachiara Zevi, presidente della Fondazione e critica d'arte. «Brandi escludeva inclusioni, mio padre no, tutt'altro. Naturalmente, il problema era - ed è - complesso e aperto. Non c'è una formula unica o magica. Si tratta di capire dove e come intervenire. Mio padre deprecò per tutta la vita gli sventramenti di via della Conciliazione e dei Fori Imperiali ma era decisamente favorevole al dialogo tra architettura classica e contemporanea nei centri storici». Zevi apprezzò, comunque, incondizionatamente l'insuperata teoria del restauro di Brandi, le sue corrosive critiche al neoclassicismo, l'ammirazione per Frank Lloyd Wright e molte straordinarie "letture" che Brandi seppe dare sull'architettura. A Napoli alcune di queste magistrali letture, tra cui quelle sui Propilei e su San Carlino alle Quattro Fontane, sono state riproposte nel video realizzato dall'architetto Emiliano Auriemma mentre il dibattito, introdotto da Adachiara Zevi, ha visto impegnati Benedetto Gravagnuolo, preside della Facoltà di Architettura dell'Università di Napoli, Giovanni Carbonara, direttore della Scuola di restauro dei monumenti dell'Università La Sapienza, Andrea Bruno, Stefano De Caro e Paolo D'Angelo. Un'occasione preziosa per riparlare di Architettura con la maiuscola.
Così Brandi vedeva l'architettura
Il convegno Cesare Brandi e l'architettura, organizzato dalla Fondazione Bruno Zevi, è stato concluso alla Biblioteca Nazionale di Napoli. Il convegno ha visto il confronto tra il "classico" Brandi e l'anticlassico Zevi, con differenze e divergenze, ma anche un arricchimento reciproco. Il cuore del confronto è stato il problema della tutela dei centri storici e dell'inserimento del nuovo nelle antiche città italiane. Brandi ha escluso l'inclusione, mentre Zevi ha apprezzato la teoria del restauro di Brandi e le sue critiche al neoclassicismo.
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