Torna alla luce un impianto termale sull'Appia Antica, a Santa Maria Nova, accanto alla Villa dei Quintili. Pezzo forte, due mosaici sui pavimenti del «calidarium» e del «tepidariurn»: in uno, cavalli da circo, nell'altro un arbitro e un gladiatore. Il cavallo si chiama «Invictus» e nel II secolo dell'era volgare, epoca dell'impianto, doveva essere famoso. L'arbitro, Antonius, è titolare di «summa rudis», era cioè il massimo giudice negli anfiteatri da combattimento. Ma la figura centrale è senz'altro il gladiatore: un «reziario» dal nome molto evocativo, Montanus. Un patronimico già noto fin dall'età traianea, ma rispuntato con forza sotto Marc'Aurelio e Commodo indicando in particolare l'eresiarca cristiano della Frigia che proclamava, ottenendo un certo seguito, un secondo Avvento e un secondo Cristo, L'impianto termale appartiene proprio all'età di Commodo e sorge su un territorio che era caro al degenerato imperatore grande amante dei ludi gladiatori, al punto da costruirsi lì un piccolo anfiteatro per gli allenamenti ritrovato di recente. Forse Ridley Scott, immaginando come protagonista del suo «Gladiatore» il coraggioso Maximus, non si sarebbe mai immaginato questo Montanus che esce ora dalle viscere della terra. Un Montanus con l'aria dell'invincibilità, proprio come il Russell Crowe ideato dal regista inglese. In una mano il «reziàrio» Montanus tiene dunque la rete da combattimento, nell'altra il tridente. Su una spalla porta il «galerus», la corazza. L'uomo è accovacciato, come sul punto di spiccare un assalto, sembra quasi un'istantanea scattata oltre 1800 anni fa. Contro di lui spunta un gladio, manca però il «secutor» che la impugna, il gladiatore che usava come arma principale il gladio (la specialità era quella preferita da Commodo nei combattimenti che lo vedevano spesso impegnato con gladiatori). Montanus, che appare come sicuro vincitore, ci consegna una delle rare scene gladiatorie conservate nei mosaici d'età imperiale (uno, famoso, è nelle terme di Caracalla, un altro fu trovato sulla Casilina ed è oggi sistemato all'entrata del Museo Borghese). Siamo sull'Appia Antica, a Santa Malia Nova, la tenuta di tre ettari e mezzo acquistata da poco tempo dallo Stato, adiacente ai 24 ettari della Villa dei Quintili che l'imperatore Commodo fece sua eliminando i due fratelli proprietari e andandoci poi a vivere. Il territorio è magnifico: questo è il quinto miglio dell'Appia, qui fi niva il territorio di Roma, di là cominciava quello di Albano. Dall'altra parte della strada consolare ci sono le basse collinette funerarie degli Orazi e dei Curiazi. Da quest'altra parte, invece, prima del Ninfeo dei Quintili c'è una piramide funeraria, ancora sostanzialmente da investigare. Ma è tutta l'area da riportare alla luce, mancano solo i soldi per farlo. Si va avanti sull'entusiasmo di giovani archeologi, come Riccardo Frontoni che è qui per scavare. Ma quanto spreco di possibilità su quest'Appia, dove oltre a riportare alla luce tutto ciò che c'è a Santa Maria Nova si potrebbe anche aprire una seconda entrata per la Villa dei Quintili direttamente dalla strada consolare ricavando un nuovo scenario di prestigio archeologico per la città. Per ora però è un sogno, come lo sono i soldi che il ministero non dà per realtà così importanti. «Tiriamo avanti con i soldi che riusciamo a recuperare dai nostri bilanci - spiega l'archeologa Rita Paris, responsabile della zona Appia -. Ma qui dove potremmo mettere insieme una straordinaria realtà monumentale, con tutto il comprensorio dei Quintili riscoperto e risistemato, ci vorrebbe ben altro...». L'impianto termale fa parte di una striscia di terreno lunga cento metri e larga una dozzina che va in direzione del Ninfeo dei Quintili e tutta ancora da investigare: contiene una parte residenziale, con muri ad opus reticolatum, e queste terme che erano probabilmente appartenute al corpo di guardia della vicina Villa. Le mura, come mostrano i sigilli sui laterizi, sono di mattoni del 123 d.C, età adrianea ma forse utilizzati anche in fase successiva. Il pavimento a mosaico è dell'età di Commodo (180-193 d.C). Con lui tornano ad agitarsi gli spettri dei tanti «montanisti» arrivati prigionieri a Roma dopo la morte di Marco Aurelio. A Roma fecero seguaci, anche se poi la setta si spostò nell'Africa del Nord con un grande epigono, Tertulliano. Commodo li conobbe? Un fatto è certo, la sua seconda moglie Marcia era filocristiana. Fu anche lei una seguace dell'eretico che chiamava dio «Paraclete»? «Sul nome di Montanus dovremo indagare ancora - dice Rita Paris -. Forse apparteneva al protagonista di imprese celebrate dai cartoni che giravano per Roma. O forse era qualcosa di più...».
Appia Antica: Il gladiatore Montanus riemerge dai mosaici della villa di Commodo
Un impianto termale sull'Appia Antica, a Santa Maria Nova, è stato scoperto. L'impianto, costruito nel II secolo d.C., include due mosaici: uno con cavalli da circo e l'altro con un arbitro e un gladiatore. Il gladiatore, chiamato Montanus, è rappresentato con una rete da combattimento e un tridente. L'impianto è stato scoperto accanto alla Villa dei Quintili, che fu costruita dall'imperatore Commodo. La zona è ricca di storia, con le basse collinette funerarie degli Orazi e dei Curiazi e una piramide funeraria vicina. Gli archeologi stanno lavorando per riportare alla luce l'area, ma mancano i soldi per farlo.
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