Prende il via oggi la quinta edizione di "Gemine Muse", la rassegna culturale promossa da Gai - Associazione per il circuito dei giovani artisti Italiani e Cidac -Associazione tra le città d'arte e cultura, in collaborazione con Darc- Direzione generale per l'architettura e l'arte contemporanee del ministero per i Beni e le attività culturali. La manifestazione ha l'obiettivo di promuovere i giovani artisti, e le loro migliori espressioni creative, attraverso un contatto con i "colleghi" del passato, e di valorizzare il patrimonio storico e artistico italiano. Il complesso e delicato rapporto tra le giovani generazioni creative e il patrimonio storico artistico, apre una nuova e originale stagione di ricerca circoscritta, in questa prima fase, alle sole città italiane. "Gemine Muse" 2007 proporrà, infatti, una serie di percorsi contemporanei a tema, tracciati tra storia e arte, a cura dei protagonisti della rassegna. Da nord a sud "Gemine Muse" presenterà un variegato "cartellone" tematico in cui alle mostre di opere contemporanee, ispirate ai capolavori del passato, si affiancheranno iniziative che spazieranno dalle arti visive alla musica, dal design al teatro, dalla scrittura alle performance. Una serie di eventi animerà, per tre mesi circa, 24 città italiane coinvolgendo in totale circa 140 artisti e 42 curatori. L'edizione 2007, che si avvarrà dello "sguardo inedito" di Maurizio Maggiani, chiuderà i battenti il prossimo 1 luglio. A Roma saranno gli spazi del Museo Napoleonico, espressione di un'epoca segnata dalla leggenda imperiale, a fare da suggestiva cornice alla mostra curata da Antonio Arévalo "Jeu de Fhombre, lo sviluppo delle virtù cortesi", promossa dall'assessorato alle Politiche giovanili rapporti con l'università sicurezza e dall'assessorato alle Politiche culturali del Comune di Roma che resterà aperta al pubblico fino al prossimo 20 giugno. L'esposizione, che si colloca all'interno di "Gemine Muse", raccoglie le opere appositamente realizzate da Marco Fedele di Catrano, Jessica Iapino, PH.ON (Dario D'Aronco, Roberto Gammone) e Arash Radpour. Le opere in esposizione sono tutte accomunate dall'elemento gioco: gioco come lotta contro la morte, le forze ostili; gioco come puro godimento, espressione di vittoria; gioco come combattimento, azzardo, brivido; gioco come colluttazione prolifica se manca il rispetto delle regole. Il gioco quindi come simbolo di una civiltà costituita da scontri, incontri, scambi e ideologie a confronto. "Jeu de l'hombre" (Gioco dell'uomo) è del resto il gioco di carte spagnolo utilizzato da Napoleone durante la sua permanenza a Sant'Elena. Un pretesto per discutere sulle possibilità d'intervento che l'uomo garantisce con la sua presenza scatenando interazioni, e quindi gioco, con il vissuto circostante. "Jeu de l'hombre" è una mostra che non vuole imporsi, ma riposare negli spazi del Museo: qui l'alte contemporanea vuole solo esserci senza invadere esplicitamente l'ambiente, ricordando un po' Napoleone, morto in esilio lontano dal suo mondo, ma artefice dei cambiamenti della storia.