Capita di sognare, poi di svegliarsi; meno frequentemente di svegliarsi, poi di sognare (come stamane). Sembra che avremo il Museo della città di Roma, nell'edificio di via dei Cerchi, in conti-nuitàcesura con il Museo della civiltà Romana. Ecco, sarebbe bello far vedere come cambiano i tempi, pur riconoscendo al plastico di Gismondi la dignità di avo. È una grande svolta. Temevo che quel contenitore diventasse un miscuglio di musei eterogenei, escluso quello della città. Persa F occasione del San Michele e quest'ultima, non vi era più speranza. Spostare il Museo della civiltà romana al centro non avrebbe gran senso in sé. Ma se diventa il caput da cui far partire il racconto, per grandi periodi, dei monti e delle valli di Roma, allora l'accoppiata è esplosi-va, geniale. A Roma abbiamo splendidi musei, che sono però ospedali di frammenti belli. Con una antologia di simboli si possono avere serie di estasi estetiche, ma non si giunge a narrazione alcuna. Per questo un Museo della città - come quelli di Londra e Amsterdam (da studiare) - è a Roma un'esigenza fondamentale, perché in quella sede si potrà raccontare la storia ridandogli le dimensioni dello spazio, cioè i contesti, che sono le scenografie in cui ambientare gli eventi. Dopo tanto tardo settecento, entriamo finalmente nel nostro secolo! Un museo come questo non può illustrare tutto. Serviranno altri musei satelliti della città, come quello della Cripta di Balbo, sulle parti principali dell'urbe (aspettiamo tutti l'Antiquarium del Foro). Ma Roma non si può raccontare - seppure in breve - in spazi non adeguati. Vogliamo essere più meschini degli antichi? Per questo sarà importante valutare se il Museo della vita quotidiana (vecchio Antiquarium), destinato alla medesima struttura, è compatibile con il condendo museo sistematico-con-testuale. Infatti, per quest'ultimo museo bisogna seguire una logica opposta - quella tipologica - trattandosi di oggetti adespoti. Non sono al momento in grado di valutare questa compatibilità. Va riconosciuto a Veltroni, all'amministrazione e al sovrintendente La Rocca una grande sensibilità riguardo al dibattito culturale degli ultimi anni, una capacità ammirevole di scegliere la giusta via. L'impresa vede naturalmente il Comune in prima fila, ma essa va attuata seguendo il principio dell'inclusione, tipico delle società aperte. Decisivo dovrà essere l'apporto della Soprintendenza di Stato. Se poi le Soprintendenze accetteranno anche il modesto contributo dell'Università, ad esempio riguardo al «sistema informativo archeologico» di supporto, lo daremo entusiasti.