Sono 52 le concessioni dei servizi aggiuntivi museali affidate ai privati nelle regioni del Sud Italia. Ventidue sono scadute tra il 2005 e il 2006 ed hanno ottenuto una proroga dal ministero dei Beni Culturali, mentre cinque scadranno nel corso del 2007. Per il momento non si prevedono nuovi bandi per l'assegnazione delle concessioni scadute e c'è incertezza su come il ministero intenda proseguire. I privati non nascondono l'insofferenza e premono perché le gare future contemplino regole più flessibili. In tutti i casi l'esperienza delle concessioni è valutata dagli imprenditori in maniera negativa. I bilanci sono in perdita, soprattutto per la scarsa affluenza dei visitatori. A disciplinare le concessioni è stata la legge 14-1-1993 n. 3, cosiddetta legge "Ronchey", con cui per la prima volta è stata sancita la partecipazione dei privati nella gestione dei servizi aggiuntivi nei monumenti, musei, gallerie ed aree archeologiche dello Stato. In dieci anni le norme si sono succedute con ritmo incalzante fin quando, a maggio ; 2005, l'allora ministro dei Beni culturali, Rocco Buttiglione, ha firmato una circolare con la quale ha rivisto le regole per l'assegnazione delle concessioni in ; scadenza, stabilendo che le gestioni siano affidate a fronte di progetti più articolati, in cui ai privati è riservato maggior peso; concessioni più lunghe e : cioè della durata di nove anni, invece dei quattro rinnovabili i per altri quattro; l'aggio, cioè la quota che spetta al concessionario sul prezzo di vendita dei biglietti non può superare il 30 (prima fissato nel limite del 15, riconosciuto ai privati). Le nuove regole, frutto del lavoro congiunto di ministero e concessionari, sembravano destinate a migliore successo, ma così non è stato, in quanto mancano indicazioni su come andare avanti. «Il problema spiega Patrizia Asproni, presidente dei Confcultura, l'associazione ; che raggruppa gran parte dei concessionari è che della circolare Buttiglione non c'è stata alcuna sperimentazione. Le direzioni regionali dei Beni culturali, che devono predisporre i bandi di gara, si sono mosse in ordine sparso, interpretando la circolare ognuna a suo modo. Quel provvedimento rappresenta, comunque, un buona base, ma c'è bisogno di un modello di concessione più flessibile. Puntiamo, per esempio, all'introduzione anche in questo ambito del project financing». La regione in cui sono state avviate più concessioni è la Campania con 38 contratti di gestione, di cui 15 scaduti e prorogati, uno in scadenza, 18 che scadranno nel 2008 e 2 nel 2009. «Inizialmente pensavamo al business del futuro spiega Antonio Raspoli, responsabile del personale di Arethusa Sri, la società che gestisce il museo di Boscoreale, la Reggia di Caserta, gli scavi di Stabia, di Ercolano, di Oplonti e di Pompei . La verità invece è che si tratta di un bagno di sangue. Non riusciamo a raggiungere il pareggio di bilancio neanche per i siti di maggiore prestigio. Se non cambiano le regole difficilmente parteciperemo ad un eventuale bando». In Puglia sono state stipulate 7 convenzioni, tutte scadute nel 2005 e prorogate. A gestire i servizi aggiuntivi dei siti museali è un solo privato, la Novamusa Srl, presieduta da Gaetano Mercadante. In Calabria invece sono stati firmate 6 contratti di gestione, 3 in scadenza e 3 con scadenza giugno 2008. «Per pareggiare i conti ci manteniamo stretti sul personale», spiega Lucia Altomare della Rti Nike, che gestisce i siti di Crotone e di Sibari. In Basilicata c'è una sola concessione, che scadrà a fine aprile 2007, quella del Museo Nazionale dell'Arte Medioevale e Moderna della Basilicata gestito dall'Ati guidata da Cartovì Sas di Antonio Sacco che spiega: «Il ministero è poco attento alle esigenze dei privati. Attualmente siamo in attesa della scadenza della concessione: ma siamo orientati a non rinnovarla».
Privati delusi dalle concessioni
Il ministero dei Beni Culturali ha rinnovato 22 concessioni dei servizi aggiuntivi museali affidati ai privati nelle regioni del Sud Italia. Cinque scadranno nel 2007. Le concessioni sono state rinnovate per un periodo di nove anni, con un'aggiunta del 30% sul prezzo dei biglietti. Tuttavia, i concessionari lamentano che la legge "Ronchey" non ha previsto alcuna sperimentazione e che le direzioni regionali dei Beni culturali hanno interpretato la circolare del ministro Buttiglione in modo diverso. I concessionari premono per una regola più flessibile e per l'introduzione del project financing.
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