Il piatto piange, la cultura anche. Cosi gli sponsor privati non sono più un'ipotesi con la quale baloccarsi, ma un'esigenza per sopravvivere. Il sindaco di Torino Sergio Chiamparino lo ha fatto capire con chiarezza ai boss della finanza e dell'economia locale, sollecitandoli a un nuovo mecenatismo. E gli imprenditori hanno risposto. Molti di loro già da tempo si sono dimostrati sensibili fondando la Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali, iniziativa che ha pochi uguali in Italia e di cui fanno parte anche le due fondazioni bancarie (San Paolo e Crt), per le quali il mecenatismo è uno dei doveri statutari. La prima a farsi avanti è stata l'Alpitour. Il tour-operator si è offerto di ripulire la centrale piazza Vittorio. Poi la Fiat: finanzierà un festival musicale. L'Oréal, MartiniRossi, Azimut, Sabelt e Ferrino pagheranno campagne pubblicitarie a favore della città. È' andato più in là l'amministratore delegato della Fondiaria-Sai, Fausto Marchionni, proponendo che si contribuisca anche alla creazione dei pro getti, per mettere in pratica quella responsabilità sodale che è anche il legame più forte di un'azienda con il territorio. Insomma, stanno cambiando filosofia e logiche della sponsorizzazione. Che non è più solo ritorno d'immagine, ma anche partecipazione attiva. E si guarda alla cultura come benefìt, sulla scia di quanto già avviene al Moma di New York dove gli sponsor hanno a disposizione serate di gala e visite guidate per la loro clientela. Sull'onda di Chiamparino, poi, il presidente Alain Elkann ha invitato i più bei nomi della società torinese ad adottare il Museo egizio con contributi e donazioni. L'appello è stato raccolto da Andrea Pininfarina e Luigi Garosci, da Gianluigi Gabetti a Giorgetto Giugiaro, Gian Luigi Gabetti, Ludovico Passerin d'Entreves e Marco Testa. Parteciperanno all'associazione che si costituirà sotto la guida del notaio Antonio Marocco, di Enrico Boglione (fratello di Marco, amministratore de legato della Robe di Kappa) e del presidente della Fondazione De Fornaris Pier Giorgio Re. Il sottosegretario ai Beni culturali Danielle Mazzonis: vorrebbe estenderlo a livello nazionale. Perché se i bilanci per la cultura patiscono, non resta che affidarsi al buon cuore di chi può.