Dopo le polemiche, l'intervento: le operazioni per la ripulitura del David di Michelangelo conservato nella Galleria dell'Accademia a Firenze sono partite, come previsto, il primo settembre. Il "lavaggio" della statua, coperta da sporco ed incrostazioni accumulisi sulla superficie e nelle porosità nel corso dei decenni, sarà fatto con impacchi di acqua distillata e cellulosa. Questo è il metodo deciso dal Comitato scientifico formato da Soprintendenza al Polo museale di Firenze, Opificio delle pietre dure, Cnr, e Galleria dell'Accademia. Una scelta che provocò una clamorosa sospensione del "lavaggio", che secondo le previsioni sarebbe dovuto terminare nel marzo del 2003, e che portò alle clamorose dimissioni della prima restauratrice incaricata, Agnese Parronchi, favorevole, invece, ad un metodo "a secco", con pelli di daino e gomma. La ripulitura sarà completata nella primavera del 2004, in tempo per la celebrazione dei 500 anni della realizzazione dell'opera, scolpita dal genio rinascimentale tra il 1501 e il 1504. II cantiere è stato terminato lunedì alla presenza della restauratrice incaricata, Cinzia Parmigoni; nei prossimi giorni, per due settimane, verranno fatti i primi, limitati interventi sulla statua, che saranno delle vere e proprie prove generali i cui risultati saranno illustrati in una conferenza stampa il 15 settembre. Le applicazioni di tamponi di ovatta imbevuti di acqua distillata e cellulosa saranno fatte per tempi brevissimi, quanto basta per lavare via, sciogliendole, le sostanze che tolgono lucentezza al David e che minacciano l'integrità del suo marmo. Tra queste, il gesso, residuo di vecchi interventi ottocenteschi e la sostanza più temibile tra quelle depositatesi nelle porosità. «Con le variazioni di umidità - è stato spiegato - il gesso cristallizza, aumenta di volume e preme i microgranuli di marmo con il rischio di sgretolarli e farli staccare». Prima di arrivare ad oggi, le scelte del Soprintendente fiorentino Antonio Paolucci hanno subito forti critiche, non solo dopo le dimissioni di Agnese Parronchi, ma anche da parte di un gruppo di 40 esperti e storici dell'arte guidati dal professore americano James Beck, docente alla Columbia University di New York. Paolucci, nei mesi scorsi, rimise tutto alla valutazione del ministro per i beni e le attività culturali Giuliano Urbani, il quale a luglio dette la sua approvazione alle indicazioni del Soprintendente: il metodo "umido" prevalse definitivamente sul "metodo a secco". Ma le polemiche continuano. Lo scorso 29 luglio il professor Beck, presidente dell'associazione ArtWatch International nonché Commendatore della Repubblica Italiana, ha infatti spedito al ministro Urbani una lettera aperta per puntare il dito sui rischi di un restauro troppo invasivo, e sul sito dell'associazione stessa (www. artwatchinternational.org) è comparsa una petizione - finora già firmata da decine di persone - per bloccare il restauro. Ma quali sarebbero, secondo Beck e Artwatch, i rischi di un intervento sul celeberrimo capolavoro michelangiolesco? Primo, la superficie della statua è porosa, e quindi rischia di alterarsi. Secondo, il look tradizionale della statua cambierà rispetto all'attuale, ma non sarà l'originale. Terzo, il sistema di pulitura non tiene conto della patina del tempo e neppure di quella dell'ultimo secolo, cioè quella depositatasi in occasione del restauro compiuto nell'Ottocento. Quarto, pulendo la superficie c'è il rischio che siano cancellate per sempre le impronte di Michelangelo oppure il suo Dna, contenuto nei residui di cera originale che potrebbero nascondersi ancora negli interspazi della statua. Il restauro, comunque e nonostante tutto, è iniziato. Ma la battaglia continua. Intanto, alcune società specializzate in progettazione e realizzazione di costruzioni sotterranee hanno proposto al Comune di Firenze un museo sotterraneo per ospitare il David di Michelangelo. «La realizzazione del nuovo museo interrato - ha spiegato l'architetto padovano, Fernando De Simone a nome delle società interessate - permetterà ai visitatori di avere le stesse possibilità di percezione visiva che lo stesso Michelangelo pensò durante la creazione dell'opera, cioè da tutti i lati e, soprattutto, dall'alto verso il basso». Le società realizzerebbero il museo secondo la formula del project-fìnancing, su affidamento del Comune di Firenze, proprietario del David. Gli occhi dei critici e degli storici dell'arte, ma anche dei semplici curiosi, restano quindi puntati su Firenze e sul cantiere di restauro. E visto che i lavori di ripulitura potranno essere osservati anche dal pubblico, durante l'orario normale di visita al museo, c'è da essere certi che l'Accademia sarà presa d'assalto. Anche questa è pubblicità.