Caro Albertini, tra gli onori (e gli oneri) del Sindaco di Milano rientra pure la presidenza della Fondazione Scala, e tra i compiti di un supplemento come il nostro c'è anche quello di vigilare sullo stato delle istituzioni culturali. È per questo che ci rivolgiamo a lei. Più di un mese fa, questo giornale fu il primo a sollevare il velo sui dissapori ai piani alti del teatro milanese (Se la Scala si ferma per una guerricciola, Domenicale del 20 luglio), e a chiedere che si facesse chiarezza. In questo agosto bollente la guerricciola è diventata guerra mediatica di gossip, per poi sfociare in un armistizio che somiglia tanto a un insabbiamento. Nel frattempo giornali e tv ci hanno spiegato in maniera esauriente che cosa divide Abu Masen da Arafat, e su quali punti Pollini è in disaccordo con Bossi. Sappiamo benissimo perché Lucia Annunziata non vuole Tony Renis a Sanremo, e conosciamo fin troppo in dettaglio il pasticciaccio della serie B e dei diritti televisivi sulle partite. Ma sul dissidio sotterraneo che paralizza il maggior teatro d'opera dell'Italia e del mondo, niente di niente. Soltanto dicerie, comunicati salomonici, dissertazioni gesuitiche. Invece di portare allo scoperto i reali motivi del contendere, i vertici dell'Ente si sono affannati a dire, come i giudici conciliatori nelle cause di divorzio, che la coppia deve restare unita, che senza la premiata ditta MutiFontana la Scala non sta in piedi. «L'uno o l'altro per me pari sono». Ma può essere questa la soluzione? Che il cartellone degli Arcimboldi sia di una desolante opacità non l'abbiamo scritto solo noi. Che i grandi direttori ospiti, i grandi cantanti, i grandi registi snobbino da tempo la scena del Piermarini, è cosa nota. Le tournée all'estero, come quella che debutta oggi a Tokyo con il Macbeth, non bastano ad arginare il declino. Di chi la colpa? Delle bizze ai una primadonna gelosa? O delle inadempienze che Muti ha denunciato in una lettera, mai resa pubblica, al consiglio di amministrazione? Quando una squadra non fa più goal, quando un'azienda ha i conti in rosso, qualcosa (o qualcuno) deve cambiare nella cabina di regia. Per uscire dalla crisi, la Fiat ha arruolato un manager della Ford. La Scala, per Milano e per l'Italia, conta almeno quanto la Fiat, e forse qualcosina in più del Festival di Sanremo o del campionato di calcio. E lei, signor Sindaco-presidente, è persona troppo seria per accontentarsi di un pateracchio. I pateracchi possono funzionare in politica, non nel mondo della cultura e della musica. La musica ha bisogno dì scelte chiare, di interpreti prestigiosi, di programmazione creativa. E la prima scelta, il taglio più difficile e doloroso, spetta proprio a lei.