Da oltre 15 anni la cattedrale di Cremona cercava di dotarsi di un nuovo impianto illuminotecnico, poiché l'esistente risultava pericoloso anche ai fini conservativi delle opere artistiche: erano frequenti le fumate, fili a trecce si snodavano con chiodi di ferro sui legni del coro del Platina. Il vescovo e gli uffici diocesani avevano chiesto che il criterio guida del nuovo impianto fosse quello liturgico, essendo la cattedrale anzitutto luogo di celebrazioni. Obbiettivi del progetto sono stati anche la valorizzazione del patrimonio artistico, storico e culturale del Duomo. Cosi si sono scelti corpi illuminanti sospesi alle volte nel corpo centrale, una scelta che si ricollega storicamente all'illuminazione primitiva, sostituita dai bracci in legno appoggiati alle colonne alla fine del Seicento. I nuovi corpi illuminanti, moderni, si collegano alle lampade bronzee che fino a qualche decina d'anni fa erano presenti in cattedrale. Nei transetti, invece, la scelta è caduta su corpi illuminanti alloggiati sui capitelli, considerato v lo stretto spazio a disposizione. Il nuovo impianto si caratterizza per il sistema integrato di illuminazione, diffusione sonora, antintrusione e videocontrollo e per le caratteristiche finalizzate ad una corretta conservazione spettro-cromatica. L'uso diffuso di «sorgenti a led» consente di eliminare pressoché totalmente gli effetti termici dell'illuminazione artificiale sulle superfici; in più, il sistema di «comando a bus» demanda alla gestione da remoto la scelta fra un'infinità di combinazioni luminose a disposizione delle liturgie. responsabile del beni culturali della diocesi