L'autore è assessore alla Cultura del Comune di Firenze Il sistema unitario dei beni culturali in Italia è entrato irreversibilmente in crisi, rivelandosi incapace fino ad oggi di adeguarsi alle trasformazioni del contesto istituzionale e sociale degli ultimi anni. Un sistema che, fondandosi sulla identificazione del carattere di particolare pregio storico-artistico dei beni, si concentrava essenzialmente sulla sufficienza della funzione di conservazione del bene e su un'amministrazione dedicata, costituita da un corpo tecnico-professionale, intenta soprattutto alla identificazione dei beni. Questo sistema, che pure ha avuto un ruolo decisivo nella tutela del patrimonio nazionale, ha perso credibilità perché il mancato censimento dei beni culturali (soprattutto quelli di proprietà pubblica) ha spinto ad apporre il regime di protezione previsto per i beni culturali ad una pletora di "cose" (l'essere sottoposti al regime non li qualifica automaticamente beni culturali), evitando la positiva identificazione dei caratteri specifici dei beni, invertendo l'onere della prova. Ciò ha ingolfato gli uffici delle Soprintendenze e fatto crescere i contenziosi fra le amministrazioni, al punto da disincentivare gli enti pubblici a comunicare l'elenco dei beni immobili di cui sono titolari per timore dell'automatismo del vincolo. Un altro fattore della crisi è legato al fenomeno della fruizione di massa dei beni culturali che sposta l'accento sulla funzione di valorizzazione, rispetto alla quale la struttura statale non ha sviluppato competenze particolari, né ha una titolarità assoluta perché il titolo V della Costituzione vuole tale funzione condivisa con le Regioni. Tutto ciò pone la questione della gestione in termini inediti: non più soltanto la gestione della conservazione, ma anche di nuove attività (servizi aggiuntivi, didattica, eventi). Infine, che piaccia o no, le trasformazioni del contesto istituzionale contribuiscono a mettere in crisi il modello tradizionale. Negli anni Novanta è cresciuta la consapevolezza del legame fra tutela e valorizzazione che implica una nuova e urgente cooperazione fra Stato e amministrazioni locali. E' anche dalla constatata assenza di volontà concreta di cooperazione da parte dello Stato che nasce l'attivazione dell'autonomia speciale nei beni culturali della Regione Toscana. Si comprende perché trovi l'opposizione degli alfieri del vecchio sistema ma neppure loro potranno a lungo eludere la crisi che potrebbe travolgerli. Sarebbe quindi più saggio e utile affrontare con spirito di collaborazione gli elementi oggettivi della crisi per ricostruire un sistema più efficiente.