II rapporto tra pubblico e privato è stata la formula di successo delle politiche per la valorizzazione della cultura. Il primo passo, diversi anni fa, fu quello di dar vita a strutture svincolate, almeno parzialmente, dalle pubbliche amministrazioni. Pur rimanendo a capitale pubblico, queste strutture avevano alcune caratteristiche delle aziende private: un proprio consiglio di amministrazione, un direttore generale e un presidente con pieni poteri. Nascevano le aziende speciali. Una formula che oggi tende a scomparire. Le aziende speciali sono un soggetto giuridico unico nel panorama europeo e la tendenza è di passare a vere e proprie spa oppure di mutare la ragione sociale in quella della Fondazione. Ma intanto questo processo ha portato i primi risultati. Il contributo pubblico si è ridotto. Un esempio eloquente viene offerto dall'azienda speciale del Palazzo delle Esposizioni. Quando nacque, l'azienda era finanziata per oltre il 60 dal capitale pubblico. Oggi la proporzione si è invertita. L'Azienda è diventata adulta e il Comune si limita a sostenerla intervenendo per uno scarso 40. Come una piccola holding della cultura, L'azienda Speciale Palazzo delle Esposizioni governa le Scuderie del Quirinale, la Casa del Jazz e la Casa del Cinema, il Teatro del Lido e la società Zoneattive che organizza Enzimi e il Festival della Fotografia. La direttrice Rossana Rummo spiega come il 40 del fatturato dell'azienda dipenda dalla biglietteria mentre i contributi privati degli sponsor superano di poco il 22. Ci sono inoltre i piccoli ricavi legati ad altre varie attività varie mentre i costi, complessivamente, superano di poco il 30, divisi tra spese di gestione (11) e costo del personale (21). Il risultato è che l'offerta di cultura è aumentata e la pubblica amministrazione spende meno. La produzione di cultura è entrata a pieno titolo dentro il mercato. Le cose potrebbero anche andare meglio se le aziende private che investono in cultura potessero avere dei vantaggi fiscali. E non è escluso che ciò accada. Chi però non può rinunciare al suo ruolo è proprio il soggetto pubblico. Infatti, se saranno solo le logiche di mercato a governare la proposta artistica e culturale, i prodotti saranno sempre più «facili». La qualità ne risentirebbe e l'autonomia dei soggetti promotori e organizzatori anche. Il rischio è presente con chiarezza nei manager più attenti. Essi sanno che il buon funzionamento di una struttura che propone cultura dipende molto anche dall'identità che si riesce a definire. Un'azienda con un'identità forte e chiara si può permettere scelte coraggiose e non lascia depauperare le risorse professionali che lavorano al suo interno.
L'AZIENDA CULTURA Se il pubblico si fa privato
L'azienda speciale del Palazzo delle Esposizioni è un esempio di come le politiche per la valorizzazione della cultura possano essere efficaci. Quando nacque, l'azienda era finanziata per oltre il 60% dal capitale pubblico, ma oggi la proporzione si è invertita e il Comune sostiene solo lo scarso 40%. L'azienda governa diverse strutture culturali e il 40% del fatturato dipende dalla biglietteria, mentre i contributi privati degli sponsor superano il 22%. I costi sono superiori al 30%, ma la produzione di cultura è entrata a pieno titolo nel mercato e l'offerta di cultura è aumentata.
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