Gli abitanti: subito i restauri la chiesa di Sant'Apollinare al centro di nuovi percorsi turistici II catalogo conta quarantasette crepe. Una storia a pezzi. La prima cartolina da Baggio, arrivando dritti in macchina da via delle Forze Armate, è il campanile romanico del IX secolo che mostra i segni del tempo. Tutti. Umiliati i capitelli e le colonnine del IV secolo. In stallo da anni l'orologio ottocentesco. Inaccessibili le scale. La comunità del borgo e l'associazione II gabbiano lanciano un appello attraverso il Corriere: «E necessario un intervento urgente». Per salvare il campanile e valorizzare la chiesa di Sant'Apollinare, aperta solo la domenica e per funzioni a richiesta. Per il resto, spenta. Come l'organo che di Baggio è motto e vanto. Ecco, allora, che «una riqualificazione farebbe apprezzare davvero il quartiere come zona turistica». Peraltro, .«la chiesa e il campanile potrebbero essere gestiti e curati dagli ospiti del Gabbiano». Che sono disabili, giovani, volontari. Una storia nuova. Ma va a Bagg a sona l'òrghen. Si dice così da sempre e non s'è mai capito bene il perché. Le leggende, comunque, sono anche disegnate nelle ceramiche a fianco della chiesa parrocchiale. Sul resto, non si sbaglia. Il campanile di Sant'Apollinare è «cugino» della torre di San Satiro (datata 875 dopo Cristo) nella centralissima via Speronari. Lo volle l'arcivescovo Ansperto da Biassono, ora gli abitanti e i negozianti del quartieri lo vorrebbero rimettere in sesto. Il motivo: «Sarebbe il centro di un nuovo percorso turistico e monumentale», osservano dall'AscoBaggio. Assieme al Parco delle Cave, ai cortili rigati da colonne antiche, al monastero degli Olivetani, alle ville d'inizio Novecento. Un percorso turistico nel quartiere che «in vent'anni s'è ripulito e molto dallo spaccio di droga». Una bella storia. L'operazione rilancio è partita da Giacomo Marinini, presidente dell'associazione «II Gabbiano», che in nove anni ha tirato su una casa alloggio, un centro diurno e d'ascolto proprio nel cortile della parrocchia di via Ceriani 3, accanto al campanile. Ci sono voluti 1,2 milioni di euro per fare dieci camere da letto e ospitare ogni giorno venti persone tra disabili, volontari e operatori professionali. Il sabato, poi, è una festa di piazza. «E pensare che il 32 per cento di quei soldi l'ha messo la gente del quartiere», racconta Marinini con il sorriso negli occhi. E ora? «Potremmo dare un servizio alla comunità se la chiesa e il campanile fossero riaperti». Organizzando con i disabili attività e appuntamenti. Recuperando un pezzo di storia. Baggio è Milano solo dal 1923. E il borgo è legato al suo passato indipendente (tanto da aver recentemente rispolverato l'ipotesi dì una scissione). La storia del suo campanile, del suo organo, è raccontata sui muri e nelle pubblicazioni della zona, come il diciotto. E allora «servirebbe un piano d'area», che facesse rispettare le tradizioni del luogo, propongono i residenti. I dirigenti del Museo Archeologico hanno da poco fatto un sopralluogo: in sintesi, dicono, si sta sbriciolando il materiale che trattiene i mattoni della torre. Servirebbe allora l'impegno economico di istituzioni e fondazioni. Com'è successo anche per «II Gabbiano». Lo pensa anche Alberto Artioli, sovrintendente ai Beni architettonici: «In questi casi si pone un problèma: chi mette i soldi?». E una volta trovati, i problemi comunque non sono finiti: «I puristi, ad esempio, bocciano la pubblicità sul Duomo. Ma senza spot non ci sarebbe restauro». In ogni caso, «terremo conto della segnalazione». Una storia da scrivere. Armando Stella