Il leader della Margherita si prepara al congresso di Roma mettendo ad Arcus il fido Sciarelli. Corsa alle nomine in vista della nascita del Partito democratico Alla Margherita avranno pensato: se nasce il Partito democratico bisogna sbrigarsi. In fondo mancano solo pochi giorni ai congressi che dovranno dare il via al grande progetto di una sinistra unitaria, all'interno della quale devono confluire le anime principali della coalizione di centrosinistra cioè Democratici di sinistra e Democrazia e Libertà-Margherita. Gli uomini di Piero Fassino si ritroveranno al Mandela Forum di Firenze da giovedì a sabato della prossima settimana per votare la mozione unitaria del segretario per il Pd. Gli uomini di Francesco Rutelli, invece, si troveranno tutti a Roma negli spettacolari studios (è proprio il caso di dirlo) di Cinecittà, da venerdì a domenica della prossima settimana, per votare una mozione analoga e assistere al grande abbraccio tra i due leader. Tutto bene? Certo, se non che, come ha ricordato ieri il sottosegretario all'economia, il diessino Alfiero Grandi, il nuovo Partito Democratico, quando nascerà, prevederà lo scioglimento dei partiti esistenti. Dovrebbe essere chiaro a tutti che se si forma un nuovo partito quelli vecchi non ci sono più, perché, in altre parole, si sciolgono', ha detto in maniera elementare Grandi, non essere d'accordo con il progetto unitario. La parola scioglimento' dei Ds è pronunciata con un pudore incomprensibile, e si cercano locuzioni strane e indecifrabili. Se sciogliere i Ds e dare vita al partito democratico è una scelta, è preferibile che si proceda, senza ulteriori e ambigue dichiarazioni, che come unico obiettivo hanno quello di cercare di rassicurare i militanti che tutto cambia senza cambiare nulla'. Probabilmente però chi è ben conscio di questo cambiamento, e degli effetti, anche in termini di ripartizione del potere che il progetto del Pd avrà in un futuro neppure tanto lontano, è il vicepremier Francesco Rutelli, che, in vista del congresso, ha cercato di sistemare al meglio tutti i suoi uomini fidati in posti strategici. Forte del suo ruolo all'interno del governo anche di ministro dei beni culturali, l'ex sindaco di Roma ha iniziato dal cinema. A pochi giorni di distanza dal suo insediamento, infatti, con un blitz che non è passato inosservato agli addetti ai lavori, aveva mandato a casa la vecchia' dirigenza di Cinecittà Holding, e ci aveva messo, in veste di amministratore delegato, un suo pretoriano di ferro, sin dai tempo dell'amministrazione capitolina, cioè, Francesco Carducci Artenisio. Lo stesso che ha messo a disposizione del partito proprio gli studios per la tre giorni congressuale. L'ultimissima nomina invece Rutelli l'ha riservata a un altro suo uomo, a uno che bisogna comunque tenersi stretto per l'investimento che ha fatto nel giornale del partito, cioè Europa. Si tratta del napoletano Arnaldo Sciarelli, principale azionista privato del quotidiano della Margherita, che da pochi giorni è stato nominato commissario straordinario e presidente designato di Arcus, la cassaforte del Mibac che ha il compito di finanziare tutte le attività di valorizzazione dei beni culturali. Sciarelli subentra alla breve gestione transitoria, durata soli tre mesi, del fidato Guido Improta, capo di gabinetto proprio del vicepremier. D'altronde Sciarelli le carte in regola per guidare Arcus ce le ha. E non tanto per l'esperienza nel mondo assicurativo che ha maturato negli anni, come presidente della Geras, gestione rischi assicurativi Srl, quanto per quella di commissario straordinario dell'Ente Ville vesuviane, che proprio Rutelli gli ha affidato nei mesi scorsi, per fargli fare un po' di pratica. Un premio non certo alla coerenza, visto che Sciarelli ha corso, alle elezioni politiche dello scorso aprile, come capolista al senato per i socialisti di Craxi (che erano con il centro-destra). E alla domanda fattagli in un'intervista se i partiti oggi hanno troppo potere, lui rispose: I partiti praticamente scelgono gli eletti relegando i cittadini al ruolo di quarto uomo in campo. E il centro-sinistra, purtroppo, ha usato questa legge elettorale per sistemare funzionari di partito e innamoramenti incomprensibili che nei collegi uninominali non avrebbero prodotto alcun valore aggiunto'. Forse è per questo che è passato con il centro-sinistra.