Proprio di fronte al binario dell'orrore, il famigerato numero 21 da cui partivano i deportati per i campi di concentramento durante il regime fascista, la Stazione Centrale di Milano nasconde uno spazio di silenzio e bellezza: il Padiglione reale, ovvero la sala di attesa che era riservata al re Vittorio Emanuele III e alla sua famiglia. Il sovrintendente ai Beni architettonici di Milano, Alberto Artioli, che ieri l'ha inaugurato al termine del restauro durato dodici mesi e un investimento da parte di Grandi Stazioni di oltre un milione di euro, lo definisce «il piccolo gioiello che si incastona nel grande progetto di ristrutturazione dell'intera stazione». La sala, in effetti, è splendida sebbene l'architetto Ulisse Stacchini, che la progettò nel 1925 (e realizzò nel 1931), le riservò uno stile più sobrio rispetto al resto della monumentale stazione. Tuttavia non si può fare a meno di ammirare il lusso dei lampadari di cristallo, le poltroncine rivestite di seta azzurra (il colore dei Savoia), la fontana di porfido, le specchiere, il parquet intarsiato, gli alti vasi di marmo verde. «Abbiamo eseguito un restauro conservativo, rispettando il più possibile i materiali originali», ha spiegato Libero Corrieri, responsabile dei lavori. «Ma in alcuni casi siamo stati costretti a un compromesso perché, per esempio negli stucchi, i materiali erano già industriali, impossibili da restituire identici». Non sono stati reintegrati nemmeno i volti di Mussolini, scalpellati dopo la guerra, e le abrasioni ora testimoniano l'antica pratica, in uso già presso i romani, della damnatio memoriae. Il vicesindaco De Corato ha definito il recupero del Padiglione reale «simbolo del rinnovamento complessivo che avverrà entro il 2008. Stiamo facendo lo sforzo di dare sicurezza e illuminazione a tutta l'area, anche alla sua parte più degradata, quella di via Ferrante Aporti e via Tonale. È qui che ci giochiamo la scommessa sul recupero del degrado perché siamo nel cuore della città, dove transitano 120 milioni di persone all'anno». Persino Vittorio Sgarbi si è dichiarato soddisfatto del restauro: «Viene restituito alla città uno spazio solenne ed elegante che nel futuro verrà destinato alla cultura: in particolare sto pensando a mostre di fotografia». E come prova della serietà delle intenzioni, fra i presenti c'era anche Gabriele Mazzotta che di esposizioni fotografiche, assieme alla società Grandi Stazioni, ne ha già fatte tante, sia al binario 21 sia alla Stazione Termini di Roma. Per ora si comincia con visite guidate gratuite oggi e domenica dalle 10 alle 16. Ma per raggiungere il padiglione-gioiello, bisogna ancora passare attraverso il solito girone infernale.