Caro direttore, fidarsi del sentito dire o di quello che altri scrivono senza tenere conto di documentate smentite, può servire a Gian Antonio Stella per alimentare un suo pregiudizio nei confronti della Calabria, ma non aiuta la ricerca della verità. Perché sarebbe stato semplice, pur non volendo credere a quanto la Regione sostiene, verificare, anche «foto alla mano», che l'ecomostro di Copanello di Stalettì per dieci dodicesimi non c'è più e che le indagini geologiche che si stanno compiendo non sono un capriccio né tanto meno motivo per non completare l'abbattimento ma una necessità per evitare che tutto venga giù, anche quello che è stato costruito nella legalità. Se non si fosse fidato, «foto alla mano» avrebbe visto che Inalveare» mostruoso che per 30 anni ha sfigurato uno dei più superbi panorami della costa jonica calabrese è sostanzialmente scomparso. Avrebbe documentato che il programma per cancellare altri ecomostri esistenti in Calabria va avanti e non potrebbe essere altrimenti perché c'è la ribadita volontà politica e un Accordo di programma quadro che impegna risorse e stabilisce modalità e tempi. Invece no. Ciò che è un dato incontrovertibile e il sindaco di Staletti afferma chiaramente che l'ottanta per cento dell'ecomostro è stato cancellato e il materiale di risulta portato via e riutilizzato altrove chissà per quale mistero diventa opinabile. L'autorevolezza di una firma e di un giornale, però, non può rafforzare una notizia che non c'è. Ed è così che si crea il più grave danno, non tanto al Presidente della Regione che su questo è fortemente determinato, quanto alla Calabria che viene mostrata ancora come la terra dove tutto è possibile, dove il presidente dice una cosa e ne fa un'altra su un argomento che tutti, anche Stella, hanno sempre la possibilità di controllare. In ultima analisi, magari non intenzionalmente, passa un messaggio diseducativo: costruite, costruite pure senza rispetto delle regole, tanto alla Regione fanno finta di fare ma poi tutto s'accomoda, nulla accade. E no. Nel caso di Copanello le cose sono andate così. Al protocollo d'intesa tra Regione e Comune è seguito l'immediato appalto dei lavori possibili (possibili tecnicamente non per questione di fondi). Tali lavori riguardavano la demolizione di 10 mila metri cubi di mattoni e cemento su 12 mila. L'abbattimento iniziato il 16 gennaio doveva concludersi entro il 18 marzo. Molto prima l'impresa ha liberato il cantiere avendo terminato i lavori. E questa è dimostrazione d'inerzia o di voglia di non fare? Non abbiamo scherzato su Copanello e non scherzeremo sul resto. Se ci sono sindaci che la pensano diversamente, non è il caso di Staletti, si mettano il cuore in pace. Alternative all'abbattimento non ce ne sono. L'istituto del commissariamento esiste ancora. Ma sia chiaro che tutto non può essere fatto con tempi giornalistici o sollecitazioni improprie. Questo di Copanello è un sito storico-ambientale delicatissimo e ci vuole il tempo necessario per intervenire (se tutto va bene la parte ancora in piedi sarà demolita prima dell'estate) e quindi un concorso d'idee internazionale, che la Regione ha già finanziato, per restituire il territorio all'antico splendore che altri hanno violentato. Alcune delle amministrazioni precedenti, pur avendo la volontà di demolire, sono indietreggiate di fronte a problemi e difficoltà. La spiegazione è sempre stata: si può recare un danno irreparabile alle abitazioni circostanti, legalmente costruite. Noi non ci siamo fermati neppure davanti a queste osservazioni. Abbattere il «mostro di Copanello» è più semplice che abbattere i luoghi comuni e le riserve mentali che ancora resistono su questa Regione. Agazio Loiero Risponde Gian Antonio Stella Insisto: il presidente Loiero sa perfettamente che gli italiani del Mezzogiorno non ne possono più di autostrade «quasi» finite, stabilimenti industriali «quasi» completati, concorsi «quasi» espletati, dighe «quasi» in funzione, ospedali «quasi» aperti. E questo dicevo (dando conto anche della tesi della Regione secondo cui manca solo l'«ultimo colpo di piccone per eliminare i pochi metri cubi non ancora abbattuti») nella mia rubrica: la demolizione di Copanello ha un tale valore simbolico che il suo completamento va fatto in fretta perché di «quasi» non ne possiamo più. Giudichi poi il lettore, dalla foto, se il «quasi» nostro e il «quasi» del permaloso Governatore siano lo stesso «quasi». Quanto al «pregiudizio anticalabrese», faccio notare che l'autore della foto pubblicata è calabrese, che II Quotidiano autore della prima denuncia è calabrese, che l'autrice dei primi articoli sulla sospensione dei lavori di abbattimento è calabrese...