POMPEI. Il crollo della colonna romana frutto di "un'azione umana". Queste le conclusioni della perizia tecnica prodotta dalla Soprintendenza Archeologica di Pompei e consegnata ieri ai carabinieri della locale stazione, in cui viene confermata la matrice dolosa nel crollo dell'antico reperto della casa di Obellio Firmo avvenuto il 19 marzo scorso. Esclusa l'ipotesi "vento", giacché "solo un uragano - si sottolinea nella perizia -avrebbe potuto smuovere la pesante struttura in tufo". Nel frattempo la Uil invoca una maggiore vigilanza sul sito contro i tentativi dì condizionamento della criminalità organizzata. A tre settimane di distanza dall'increscioso episodio - che fece il giro del mondo rimbalzando da un tg all'altro - arriva finalmente mio squarcio di verità nell'orizzonte onnubilato che fino a ieri ha gravato sulla vicenda». Sabotaggio o incidente? Un dilemma che ha tenuto avvinti dirigenza e personale dipendente dell'Ente che ha come scopo la tutela e la valorizzazione del sito archeologico più visitato al mondo. Una situazione che ha determinato un clima rovente, con il continuo altalenarsi di accuse e sospetti da una parte e dall'altra. Chi si era macchiato di un atto così ignobile? Quali interessi lo avevano ispirato? Una prima valida risposta a questi interrogativi angosciosi è arrivata ieri con l'ultimazione della perizia tecnica commissionata dalla stessa Sap alfine di ricostruire l'esatta dinamica del crollo. Un esame condotto sulla base di calcoli ben precisi (nel rispetto delle norme definite dal decreto ministeriale del 16 gennaio 1996 "Norme tecniche relative ai cri-teri generali per la verifica di sicurezza delle costruzioni e dei carichi e sovraccarichi") dal direttore dei lavori, Barbieri - che ha firmato la perizia - e dal consulente strutturista, Malafronte. Gli stessi peraltro che seguono per conto della Soprintendenza il cantiere di restauro della casa di Obellio Firmo, dove si è verifica-to l'incidente. Le conclusioni della relazione spazzano via ogni dubbio sull'eventualità che a determinare il ribaltamento della colonna fosse stata l'azione del vento. Perché tale ipotesi potesse risultale valida, secondo i periti, la velocità del vento avrebbe dovuto superare ampiamente i 110 chilometri orari- i venti superiori a 104 chilometri orari sono classificati nella scala della forza dei venti Beaufort come "uragano" e hanno come caratteristiche "devastazioni gravissime e distruzioni". "Ciò - recita la nota ufficiale della Sap - porterebbe ad escludere l'evento casuale o naturale e a confermare invece l'intervento di un'azione umana, rivolta a danneggiare l'importante monumento. Il soprintendente archeologo di Pompei Pietro Giovarmi Guzzo, esprimendo preoccupazione al riguardo, ha comunicato che la Sap formerà in tempi brevi una commissione per quantificare il danno subito e la conseguente richiesta di risarcimento. Nelle stesse ore hanno fatto sentire la loro voce alcune organizzazioni sindacali, cui fanno capo, i dipendenti degli scavi marianì, «Questo significa - ha commentato Gianfranco Cerasoli segretario generale della Uil - che occorre vigilare a fondo poiché Pompei fa gola a tutti a partire dalla camorra per gli interessi dentro il sito e fuori il sito».