Campiglia Marittima, rivolta degli ambientalisti: violate le norme sulle aree protette "Indaghi anche la magistratura" Nel piano estrazioni fino al 2018 La prima denuncia era arrivata dal medievalista Francovich La prima denuncia era arrivata a febbraio scorso dal medievalista Riccardo Francovich: «La cava di Monte Calvi di Campiglia Marittima va chiusa, lattività estrattiva non è più compatibile con la fruizione del Parco archeominerario di San Silvestro». Lultima è arrivata ieri: un esposto presentato a Bruxelles da Legambiente che rileva le violazioni alle direttive europee sulle aree protette. Colpevole, secondo gli ambientalisti, il Comune di Campiglia, che «prosegue lattività di estrazione senza aver effettuato la "Valutazione di incidenza ambientale", procedura prevista dalle normative europee anche per le zone di confine con le aree protette, inserite nel Sic It5160008, o sito di importanza comunitaria» spiega Sebastiano Venneri, della direzione nazionale di Legambiente con Edoardo Zanchini e Sandro Lucchetti, che ieri hanno presentato lesposto, precisando che una copia verrà spedita anche alla Regione Toscana, «e unaltra alla magistratura per informarla dei fatti e perché verifichi che non vi siano state violazioni di legge». Un battaglia aperta tra ambientalisti e fautori del Parco contro i piani di cava di Monte Calvi dellamministrazione, che prevedono che lattività estrattiva del calcare per le acciaierie di Piombino prosegua fino al 2018. La cava in questione è contigua al perimetro del Parco, due attività giudicate incompatibili anche per le mine fatte brillare che - affermava Francovich - «hanno provocato lesioni nellantica Rocca di San Silvestro e, con la caduta dei sassi, messo a repentaglio il passaggio dei visitatori lungo di itinerari del parco archeologico e minerario». Ma in questo caso Legambiente punta il dito non solo sulla sicurezza, ma su studi mai realizzati e procedure non rispettate. Larea in questione è inserita nellelenco di Rete Natura 2000, «sono zone sotto tutela e, dalle carte che noi abbiamo potuto analizzare, non ci risulta che il Comune abbia mai effettuato la "Valutazione di incidenza ambientale" prevista dalle direttive comunitarie - proseguono i responsabili dellassociazione - è evidente lincompatibilità estrattiva con un sito di tale delicatezza ambientale e paesaggistica». Insomma il futuro della Val di Cornia passa dalla valorizzazione e fruizione turistica del suo Parco, osservano gli ambientalisti, «e non dallo sfruttamento scriteriato delle risorse e dallo stravolgimento del paesaggio delle colline mangiate dalla cava». Nel mirino di Legambiente cè anche la cava di San Vincenzo, oggetto di una prossima battaglia, prosegue Venneri. E aggiunge: «Le cave rappresentano uno dei principali fattori di rischio per il paesaggio toscano. Oggi sono circa 170 quelle attive ed oltre mille quelle abbandonate. Il nuovo piano cave regionale sta per essere approvato dal Consiglio regionale e siamo preoccupati che vada verso unulteriore espansione delle escavazioni nel territorio. Chiediamo alla Regione di bloccare quella di Campiglia e poi di aprire un confronto pubblico sul nuovo Piano».